Innovitalia piattaforma per i cervelli in fuga

Si chiama Innovitalia, è un portale web nato da pochi mesi e che conta già più di 1.500 iscritti da ogni parte del mondo. Ecco l’ultima iniziativa, col patrocinio congiunto dei ministeri degli Esteri e dell’Istruzione, per agire sulla fuga dei cervelli che colpisce il nostro Paese.

Si tratta di una vera e propria “piattaforma per creare opportunità scientifiche e professionali in sinergia con attività di ricerca basate in Italia o comunque collegate”, come spiegano i consiglieri scelti dal ministro Profumo per coordinare il progetto, “uno spazio per aiutare ricercatori e scienziati residenti all’estero a interagire sia tra di loro sia con istituzioni e aziende italiane”. E se finora avevamo già visto la nascita – e lo scarso successo – di banche dati statiche, ecco dove sta la caratteristica più importante della piattaforma Innovitalia.net: l’essere una struttura dinamica, “che si aggiornerà in risposta agli interessi degli utenti, alla loro posizione geografica e alle loro interazioni”.

Se ne era già parlato lo scorso ottobre, data della sua nascita, e se ne torna a parlare in questi giorni, con il lancio imminente di una nuova versione ancor più user oriented. Come funziona? Come una rete neurale, con una struttura gerarchica organizzata in sotto reti disciplinari, ognuna gestita da un nodo principale – università o laboratorio – con compiti, oltre che di aggiornamento del sito internet, da una parte di tramite con le istituzioni e dall’altra di smistamento di informazioni ai propri sotto nodi, insieme ai quali definisce gli obiettivi.

Quale sarà lo sviluppo di questo nuovo progetto mirato alla gestione della questione dei cervelli in fuga dipenderà anche dal raggiungimento di una massa critica di iscritti. Non solo promozione su Internet e passaparola, gli ideatori hanno puntato anche su un sistema di incentivi non indifferenti, tra cui per esempio accesso prioritario ai bandi pubblici per gli iscritti, oltre che inserimento nelle iniziative ministeriali mirate a valutare e programmare ricerca e investimenti.

“Il capitale sociale, culturale e professionale costituito dai ricercatori italiani all’estero viene finalmente inteso come una risorsa strategica” sottolineano i coordinatori, che sperano che Innovitalia diventi incubatore di nuovi progetti e realtà in grado di autoalimentarsi. E con una disoccupazione giovanile in Italia quasi al 37 per cento e la proporzione di laureati espatriati raddoppiata tra il 2001 e il 2010, i numeri perché questo “ponte digitale per generare, mappare e formalizzare collaborazioni internazionali” diventi un perno importante per i cervelli in fuga ci sono tutti.