Mariastella Gelmini

Università bloccate, normativa inestricabile e mancato coinvolgimento della comunità accademica. Da queste considerazioni è partita a Roma la prima assemblea del Partito democratico sul futuro dell’università italiana, l’inizio di un percorso di riflessione che si concluderà il 21 e 22 maggio con la Conferenza nazionale dell’università e della ricerca.

Le proposte del Pd, presentate ieri con un progetto di legge in Parlamento, sono state in parte esplicitate durante la plenara di questa mattina, introdotta da Marco Meloni, responsabile nazionale Università e Ricerca del partito, e da Maria Chiara Carrozza, presidente del Forum nazionale Università ricerca e saperi. All’evento hanno prartecipato anche esponenti del mondo accademico, come il presidente del Consiglio universitario nazionale Andrea Lenzi e nuovo presidente della Conferenza dei rettori Marco Mancini. Nel pomeriggio invece erano previsti gruppi di lavoro tematici.

Duro il commento del ministro Mariastella Gelmini all’iniziativa del partito di Bersani. “Il Pd scende dai tetti ed è costretto ad ammettere il fallimento del tentativo di radicalizzare lo scontro politico su un tema così importante” ha dichiarato in una nota la responsabile dell’Istruzione, Università e Ricerca, parlando di una sinistra “esperta” nel non concludere nulla dato che prova “a riaprire un percorso parlamentare concluso appena pochi mesi fa”.

Secondo Gelmini la proposta della principale forza di opposizione arriva “fuori tempo massimo”, quando dicastero e mondo accademico sono già impegnati nella fase attuativa della riforma (che, assicura, terminerà entro sei mesi) e nell’approvazione dei nuovi statuti. Anche nel merito del progetto presentato dai democratici Gelmini lamenta che proprio coloro che giudicavano la riforma troppo prescrittiva ora chiedono di legiferare anche su temi che a suo avviso non necessitano di alcuna legge.

Il riferimento è all’attuazione delle procedure di selezione, che secondo il ministro gli atenei possono avviare in tempi rapidi attraverso un semplice regolamento, così come il rinnovo degli assegni di ricerca banditi prima dall’entrata in vigore della riforma. Gelmini spiega poi che al momento devono essere completati circa 250 concorsi da associato e ordinario e oltre 1.500 da ricercatore, circa 900 dei quali banditi nel 2011. Sono invece 2.000 circa gli idonei che possono essere chiamati.