università germania borse merito

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Una “paghetta” di 300 euro mensili agli studenti universitari meritevoli. Si accendono le polemiche in Germania sulla proposta della ministra dell’istruzione Annette Schavan, dell’Unione cristiano-democratica guidata da Angela Merkel, approvata dal governo tedesco e che entrerà in vigore dal prossimo autunno. Al centro della proposta, fornire supporto economico agli studenti meritevoli indipendentemente dalle fasce di reddito di provenienza. Il dibattito a cascata si riversa anche in tutti gli altri Paesi, l’Italia in prima linea, in cui è fortemente accesa la discussione sulla meritocrazia e diritto allo studio.

Un sostegno di300 euro mensili per circa 16 mila studenti, che rappresentano oggi circa l’8% della popolazione universitaria tedesca. Un costo per lo stato di 300 milioni di euro annui, che verrà erogato agli studenti in parte da fondi pubblici e in parte dalle Università che potranno avvalersi di un 35% di fondi privati.

C’è già chi grida ad una “lotta di classe” rovesciata, in cui studenti già avvantaggiati in partenza da un buon reddito familiare si troverebbero con una consistente “paghetta” in più di cui potrebbero fare a meno per portare a conclusione il proprio percorso universitario.

C’è invece chi, come Roger Abravanel autore nel 2009 di “Meritocrazia”,  che appoggia pienamente l’iniziativa che vuole adottare il governo tedesco, in quanto al centro dell’attenzione pubblica non ci sarebbero più i nuclei familiari, la società è cambiata ed è il “singolo individuo col suo valore, sganciato dal proprio contesto economico di origine” ad assumere un ruolo primario nell’attuale contesto, ricordando che  “negli Usa da anni si assegnano borse di studio ai più meritevoli indipendentemente dal reddito“. Lo stesso Obama avrebbe infatti superato i test e grazie a quei soldi si sarebbe laureato ad Harvard.

Una paghetta agli studenti meritevoli indipendentemente dal reddito, sei d'accordo?

Sì, perché il merito è un valore assoluto che non dipende dalla situazione economica (58%)

Sì, un Paese deve puntare sui più bravi non sui più poveri (17%)

No, se non si tiene conto delle fasce di reddito è a rischio il diritto allo studio (17%)

No, il merito va premiato con altri mezzi non con i soldi (8%)