omosessualita decisa dai geni

L’omosessualità – almeno in parte – si trasmette con i geni, proprio come avviene per il colore degli occhi o quello dei capelli. A sostenerlo uno studio americano, condotto dallo psicologo della Northwestern University Micheal Bailey e presentato alcuni giorni fa al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science. Se ciò dovesse essere confermato, potrebbe cambiare la percezione dei gay e la convinzione che il loro orientamento sessuale sia solo frutto di una scelta personale e non qualcosa di intrinseco al loro essere.

Bailey è arrivato alla conclusione che è la genetica a decidere l’omosessualità di una persona, conducendo una ricerca su 400 omosessuali. Attraverso alcuni test si è scoperto che sono un gene nella regione Xq28 e un altro che si trova nel cromosoma 8 a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo di questo orientamento sessuale. Si tratta di due geni che vengono passati dalle madri ai figli e che sarebbero sopravvissuti all’evoluzione perché rendono le donne più fertili.

Su queste basi, l’omosessualità non avrebbe nulla a che fare con una scelta personale, ma verrebbe decisa dei caratteri ereditari. “Lo studio tuttavia – spiega Bailey – non è completamente determinativo, perché anche altri elementi hanno un impatto”. Secondo lo studioso, infatti, la genetica deciderebbe l’orientamento sessuale di una persona solo per il 30 o il 40 per cento. Poi giocano un ruolo determinante anche specifici fattori ambientali oppure il livello di esposizione agli ormoni durante la gravidanza.

Da anni si cerca di dirimere questa contrapposizione tra la natura e l’ambiente in cui si cresce, quando si tratta questo tema. Nel 1993 Dean Hamer dello Us National Cancer Institute aveva preso in esame le storie familiari di 100 omosessuali ed era arrivato alla conclusione che il loro orientamento sessuale era scritto nel cromosoma X. Poi in una ricerca successiva si era osservato che 33 dei 40 gay analizzati avevano ereditato marker genetici simili nella regione Xq28 del cromosoma X. Seguirono delle polemiche che fecero abbandonare tali studi. Oggi Bailey è tornato sulla questione e sembra aver confermato ciò che già in passato si era intuito.