secondo ocse in italia medici vecchi

I medici italiani sono tra i più vecchi al mondo, tanto che tra qualche anno potremmo avere l’esigenza di reclutarne parecchi stranieri. È quanto emerge da alcuni dati pubblicati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sui sistemi sanitari delle principali economie del pianeta. Alla luce di questo, è lecito chiedersi se serva realmente continuare a imporre il numero chiuso in questo settore, soprattutto se si considera che gli aspiranti nostrani non mancano.

Secondo i dati Ocse, in Italia il 43 per cento dei medici ha oltre 55 anni. Ed è così, che tra i 29 Paesi passati in rassegna, il nostro risulta essere secondo solo a Israele (che si attesta al 49 per cento) in quanto a percentuale di camici bianchi “vecchi”. Il primato per i medici più giovani, invece, va a Spagna e Regno Unito, dove gli under 35 sono rispettivamente 24 e 34 su cento, contro gli appena 9 su cento del Bel Paese. E probabilmente saranno Paesi come questi che verranno avvantaggiati nel caso noi dovessimo trovarci sprovvisti di dottori.

L’Italia non solo ha medici più vecchi rispetto al resto d’Europa, ma – stando alla banca dati della Commissione Europea – risulta essere anche uno dei Paesi europei con il minor numero di laureati nel settore: si parla di appena 11 ogni 100mila abitanti. Di contro, però, abbondano i medici abilitati alla professione: se ne contano ben 626 ogni 100mila abitanti. Peccato che, però, una fetta consistente degli attuali camici bianchi non risulti essere più operativa e si stia godendo la pensione.

Tra le cause di tutto questo c’è sicuramente il numero chiuso, che ogni anno impone una rigida programmazione degli accessi ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina, bloccando il ricambio generazionale. Se di questo passo, tra qualche anno, ci toccherà con molta probabilità reclutare dottori di altri Paesi, forse l’abolizione dei test di ammissione chiesta a gran voce dagli studenti non è una cattiva idea. Sarebbe, infatti, una vera beffa non aver permesso a molti di inseguire il proprio sogno per poi dover ricorrere agli stranieri.