occupazione rettorati settimana mobilitazione

occupazione rettorati settimana mobilitazione

Un maggio caldo per gli atenei italiani che da ieri hanno aperto le porte alla settimana di mobilitazione contro la riforma Gelmini e il Ddl in discussione al Senato.

Oggi in tutta Italia ci sarà l’occupazione dei rettorati universitari. Una manifestazione simbolica ma capillare, organizzata a livello nazionale e che includerà assemblee e sit-in a cui prenderà parte tutto il mondo universitario: ricercatori, studenti, docenti, lettori e personale tecnico e amministrativo.

Le occupazioni di oggi a Roma iniziano alle 10.00 a Tor Vergata con il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo. Alle 11.00 sarà la volta della Sapienza e alle 14.30 dell’Università Roma Tre.

A Bologna l’occupazione del rettorato dell’Alma Mater sarà preceduta da un’assemblea in piazza Scaravilli.

Alla Federico II di Napoli l’occupazione del rettorato sarà un’occupazione particolare, avendo dato l’attuale rettore le dimissioni. Qui i ricercatori presidieranno il rettorato e per l’occasione ci saranno interventi sugli aspetti critici del Ddl Gelmini “e sulle sue ripercussioni sul futuro dell’Università italiana e sulle facoltà dell’ateneo” spiegano.

A condurre le fila della protesta nazionale che andrà avanti fino a sabato 22 maggio saranno proprio i ricercatori, che insieme agli studenti sono quelli che dal disegno di legge in esame al Senato escono peggio.

“Siamo più di 40 mila in tutta Italia e respingiamo il progetto di ulteriore precarizzazione della ricerca. Non siamo soli e sappiamo che molti dei ricercatori mobilitati, sia pure con estremo e grave ritardo contro il Ddl Gelmini, si battono contro un sistema che è sempre meno finanziato e si regge sul loro e il nostro volontariato”, scrivono in una nota i dottorandi e i ricercatori della Rete “Laboratori Precari” delle Università di Roma.

Una posizione che da ottobre prossimo potrebbe portare a piena realizzazione lo sciopero bianco già iniziato in alcuni atenei negli scorsi mesi, e che metterebbe seriamente in crisi il sistema della didattica universitaria italiana.