diplomi

Tra il lavoro e l’università, i diplomati italiani avranno dal prossimo anno scolastico, accesso alla “terza via”.
La proposta, concretizzata dal ministro Gelmini e comunicata in occasione del convegno “Riscoprire il valore dell’Istruzione tecnica per lo sviluppo del Paese”, sono i cosiddetti diplomi “super-tecnici”, ovvero due anni di specializzazione che seguono i cinque anni dell’istruzione superiore.

Questo tipo di formazione più tecnica e mirati agli ambiti produttivi che caratterizzano il mercato italiano, risponde ad alcune necessità evidenziate dall’ultimo rapporto dell’Ocse, nel quale è stato dato forte rilievo all’avvio degli Its e in particolare alle relazioni con il sistema universitario e con quello delle imprese che richiedono competenze non definite esclusivamente dalle scuole.

Il deficit, evidenziavano le conclusioni, ammonta annualmente a 110mila tecnici intermedi, motivo che ostacola le aziende nel trovare le professionalità tecniche di cui necessitano.

Il piano prevede che a partire da settembre saranno operativi 58 Istituti tecnici superiori distribuiti dal Nord al Sud della penisola, con l’obiettivo, nelle parole del ministro, di “fornire una soluzione all’abbandono scolastico e soprattutto alla disoccupazione dei più giovani”.

Mentre si attende ancora il regolamento che definisca gli aspetti più pratici dei nuovi due anni di formazione, il ministro ha reso noto che i “super diplomi” saranno titoli riconosciuti per legge e gli istituti saranno finalizzati a formare tecnici nelle aree definite dal piano di Confindustria “Industria 2015″: efficienza energetica; mobilità sostenibile negli ambiti della logistica, del trasporto aereo, marittimo e ferroviario, moda, alimentare, casa e servizi alle imprese, beni culturali.

Secondo le prime anticipazioni del Miur, il personale docente per il Piano Its dovrebbe essere reclutato per il 50% dalla scuola pubblica e per il 50% da imprese ed organismi di imprese per rafforzare la sinergia tra i giovani diplomati e il loro ingresso nel lavoro.