Naufragio Costa Concordia

Anche alcuni studenti sono stati coinvolti dal naufragio della nave da crociera Costa Concordia, che è affondata davanti all’isola del Giglio venerdì sera a seguito dell’urto contro uno scoglio. Uno di questi studenti, Omar Brolli di Misano Adriatico, ha raccontato di aver salvato la vita a quattro persone diversamente abili, tra cui sua nonna, facendole salire sulla scialuppa di salvataggio nei momenti di caos generale che ha assalito la nave mentre si accasciava su un lato imbarcando acqua.

Il ragazzo ha raccontato le scene di panico alle quali si è trovato ad assistere: nonostante gli inviti alla calma e a stare fermi del personale di bordo i passeggeri si sono molto allarmati ma hanno anche cercato di darsi da fare per portare soccorso ai più bisognosi e per mettere al sicuro sé stessi.

Sul mancato allarme ha insistito anche Matteo Corsi, studente di vent’anni originario di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, secondo il quale gli uomini dell’equipaggio hanno fatto indossare i giubbotti ai passeggeri ma poi non gli hanno dato altre comunicazioni. Lo studente toscano festeggiava con i parenti il compleanno di suo fratello e racconta che il gruppo ha proseguito i suoi balli anche dopo l’urto contro lo scoglio, nonostante fosse saltata l’energia elettrica.

Sono tanti i passeggeri della nave scampati al pericolo che ora raccontano quanto fossero inconsapevoli dell’entità del problema subito dopo lo scontro. “Le informazioni diramate dall’altoparlante facevano riferimento a un problema di stabilizzazione della nave”. Poi dall’equipaggio è arrivata la notizia che si trattava di un guasto al motore e alla linea elettrica.

Anche Matteo Corsi, una volta arrivato sulla scialuppa a riva si è subito dato da fare per aiutare le altre persone che arrivavano sull’isola dopo il naufragio. Lo studente ha anche soccorso il comandante della Costa Concordia tirandolo fuori dall’acqua. Proprio il comandante, ancora in stato di fermo, è stato poi accusato di aver avvicinato troppo la nave da crociera alla riva, anche se la sua versione dei fatti è che lo scoglio non fosse segnalato.

Sotto accusa è anche la pratica di avvicinare il più possibile la nave alle località costiere per consentire ai turisti di fare foto, riprese e il cosiddetto “saluto” alle località più affascinanti del percorso della crociera. Un’abitudine che avrebbe portato la Costa Concordia a sole tre miglia dall’isola del Giglio anziché le cinque miglia consentite causando poi il contatto con lo scoglio e la morte di 5 persone, con una stima di 17 dispersi.