Ask2me da Bari il motore di ricerca che sfida Google

Si chiama Ask2me ed è un nuovo motore di ricerca ‘Made in Puglia’ che potrebbe sfidare Google. Già, perché – a differenza del suo concorrente – Ask2me è in grado di rispondere a domande formulate in linguaggio comune, insomma, “vere”, senza parole chiave (keyword) specifiche. Il motore di ricerca è stato creato dalla società Sud Sistemi insieme a un team di ricercatori del dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, guidati dal professor Giovanni Semeraro. Il progetto è stato cofinanziato dalla Regione Puglia col ricorso a fondi europei.

Sperimentato per tre settimane in un contact center dell’Acquedotto pugliese, Ask2me è in grado di interrogare fino a dieci milioni di documenti per cercare informazioni. La novità, e la vera marcia in più del motore di ricerca, è che per interrogarlo non serve inserire stringhe di parole chiave, come è necessario fare su Google, ma si possono usare domande di senso compiuto.

Il funzionamento di Ask2me si basa di un’operazione preliminare di semantizzazione del materiale da consultare, che permette al sistema di funzionare in base a domande reali e non a keyword, e si preannuncia utilizzabile in più ambiti: “ovunque esiste un patrimonio testuale, archivi aziendali, redazioni di giornali e pubbliche amministrazioni”, come ha spiegato l’amministratore di Sud Sistemi Vito Manzari. Già lo scorso anno il progetto legato al nuovo motore di ricerca è stato premiato nell’ambito del Forum della Pubblica Amministrazione come strumento potenzialmente utile per avvicinare i cittadini alle istituzioni.

In questa direzione sono già state condotte con esito positivo delle sperimentazioni su alcuni siti della Regione Puglia all’interno del progetto Ask Puglia, oltre a quella condotta nel contact center dell’Acquedotto Pugliese di Bari San Cataldo. In quest’ultimo test il nuovo motore di ricerca Ask2me ha dato risultati assai soddisfacenti quanto a customer care.

Un vero successo, specie se si considera che il motore di ricerca non ha solo permesso agli utenti di trovare le risposte che essi volevano per oltre due domande su tre, ma “in alcuni casi, le risposte che il motore di ricerca ha fornito hanno sorpreso gli stessi operatori”, ha raccontato ancora Semeraro. Così il volto del web si sta facendo più umano. E chissà che questi non siano i primi passi – tutti italiani, anzi baresi – per andare oltre l’egemonia di Google.