morto suicida Aaron Swartz

Era uno degli enfant prodige della Rete, Aaron Swartz, morto suicida a New York a 26 anni. Ne aveva solo 14 quando contribuì in maniera determinante alla definizione della specifica Rss1.0 del formato RSS, che ha consentito di aggregare le notizie sul web attraverso i feed. Attivo su molti altri fronti, rischiava una condanna fino a 35 anni di carcere per aver “trafugato” oltre 4 milioni di articoli protetti da copyright da JSTOR l’archivio scientifico del Massachusets Institute of Technology (MIT).

La vita di Aaron Swartz è stata breve, ma ricca di successi. Ritiratosi dopo solo un anno dall’Università di Stanford, aveva collaborato – tra gli altri progetti – anche a Creative Commons e Python, oltre ad essere stato il fondatore di Infogami, piattaforma wiki in seguito fusasi con Reddit. La più grande battaglia del giovane programmatore morto suicida è stata quella per la libera condivisione e diffusione della conoscenza sul web e proprio con questo intento aveva lanciato la campagna “Demand Progress” contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA) introdotto dal Congresso americano per proteggere la proprietà intellettuale su Internet.

Nell’ambito della sua battaglia per la rimozione dei vincoli alla circolazione del sapere, Aaron Swartz aveva anche scaricato più di 4 milioni di articoli dall’archivio privato del MIT, JSTOR. Anche se i documenti sono stati prelevati attraverso un account legalmente registrato, questo comportamento è stato ritenuto sospetto e Swartz è stato accusato di voler diffondere il materiale attraverso siti di file sharing P2P. Tanto è bastato perché nel 2011 fosse arrestato e rilasciato in attesa del processo solo dopo il pagamento di una cauzione da 100mila dollari. I crimini contestatigli avrebbero potuto portarlo ad una condanna ad oltre trent’anni di reclusione e al pagamento di un’ammenda fino a 1 milione di dollari.

La famiglia e la fidanzata del giovane programmatore morto suicida adesso accusano i magistrati, scrivendo in una nota ufficiale che “la sua morte è il prodotto di un sistema giudiziario criminale”. Sono in molti, infatti, a suggerire che ci sia stato un ingiustificato accanimento dettato dalla volontà di rendere esemplare la vicenda di Aaron Swartz, per mettere in chiaro una volta per tutte la gravità degli effetti della violazione del copyright sulla Rete. Per il giovane, che soffriva da anni di depressione, questa può essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendolo al gesto estremo. Nella nota dei familiari di Aaron Swartz non si risparmiano critiche nemmeno al MIT, accusato di aver contribuito alla sua morte essendosi “rifiutato di schierarsi al suo fianco” nella vicenda.

Intanto, mentre l’ateneo ha diramato un comunicato in cui esprime cordoglio per la morte di Aaron Swartz e fa sapere che l’evento luttuoso sarà occasione di riflessione per l’intera istituzione, Anonymous ha attaccato il sito del MIT, sostituendo la sua homepage (procedimento che in gergo tecnico si chiama “defacciare”) con un appello a modificare le leggi sul copyright.