Renato Brunetta

Prosegue il dibattito sull’eventuale abolizione del valore legale del titolo di studio. Dopo l’audizione in commissione Cultura al Senato del ministro dell’Università Gelmini, nei giorni scorsi a dare il proprio contributo è stato il ministro della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta, che si è detto disponibile per quanto attiene alle proprie competenze ad aprire una discussione sull’argomento.

Brunetta si è espresso favorevolmente rispetto all’ipotesi dell’abolizione del valore legale spiegando che il principio è stato introdotto in un contesto del tutto diverso e ora la sua permanenza “risente di una certa rigidità“. Il ministro ha riconosciuto però che servono approfondimenti e che a tale scopo si potrebbe aprire un tavolo di confronto tra gli uffici del suo ministero e quelli del dicastero retto da Mariastella Gelmini“.

Università, concorsi nella pubblica amministrazione e mercato del lavoro: il ministro riconosce che un’eventuale abolizione del valore legale della laurea comporterebbe profonde trasformazioni in tutti questi settori e dunque l’iter che ne deriva non può non essere complesso.

Di fronte alla “dimensione globale del mercato del lavoro” ha però spiegato Brunetta, mantenere il principio per cui tutti i titoli di studio sono uguali a prescindere dalla qualità dell’ateneo che li ha conferiti non sta più in piedi. Anche per lui dunque va costruito un percorso che consenta di “passare dal concetto di valore legale a quello di valore sostanziale del titolo di studio”.

Per il ministro “sarebbe stupido fingere che le lauree siano tutte uguali” e quello che conta è la chiarezza della domanda, quindi delle mansioni per le quali si svolge una selezione, e soprattutto la trasparenza e credibilità della selezione stessa. A questo proposito Renato Brunetta ha citato come esempio virtuoso il concorso che si è svolto per assumere nuovi dipendenti del Comune di Napoli durante la giunta di Rosa Russo Iervolino. “È successa una cosa bella, pulita e rapida – ha raccontato ai senatori della commissione Cultura – e in un anno i 500 vincitori sono già in servizio”.