Meritocrazia e pari opportunità

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Oggi Universita.it ha dato una notizia che non riguarda direttamente gli studenti universitari né i loro atenei. Abbiamo raccontato l’esperimento di incentivazione del merito avviato dal ministero dell’Istruzione in alcune scuole elementari e medie del nostro Paese. Un segnale che abbiamo voluto cogliere e condividere con i nostri lettori, ma che non possiamo “far passare” senza chiarire alcuni concetti.

Innanzitutto, l’iniziativa appare poco significativa rispetto a un sistema scolastico che – università compresa – già dal sistema di selezione dei docenti è ancora lontano anni luce dalla valorizzazione delle capacità e dei curricula. Concorsi truccati, premi all’anzianità di servizio a prescindere dalla qualità espressa, nepotismo e cooptazione la fanno ancora da padroni.

Per di più questa novità, come spesso accade nel mondo dell’istruzione, è imposta dall’alto. Ci chiediamo quanto sia apprezzata dai docenti (lo capiremo contando quelli che si candideranno a ricevere il premio), compresa dagli studenti e ben vista dal personale delle scuole messe sotto la lente della valutazione.Vero è che talvolta per introdurre un’innovazione va accettata qualche forzatura. Ma se l’humus su cui questa forzatura va ad inserirsi non è pronto il rinnovamento non germoglia.

Altro punto su cui riflettere è quello delle due paroline magiche che vanno sempre affiancate al termine merito: pari opportunità. Che merito è quello che premia lo studente o la scuola del quartiere ricco senza tener conto che il suo punto di partenza era ben più avanzato? Per questo ci aspettiamo che anche questo primo esperimento ponga la dovuta attenzione alle condizioni sociali e ambientali in cui studenti e insegnanti si trovano.

L’auspicio è che quest’attenzione pervada anche il disegno di legge Gelmini tra pochi giorni in discussione alla Camera: le eccellenze vanno senza dubbio valorizzare e incentivate ma il diritto allo studio è un diritto universale e non basato sul censo, gli studenti a basso reddito (verificato e non frutto di evasione fiscale) vanno sostenuti di più e quelli fuori corso, per fare un esempio, non per forza sono lavativi, soprattutto quando sono donne e lavoratrici.

Il lavoro da fare è davvero tanto, anche perché la rivoluzione del merito non può riguardare solo atenei e scuole: sarebbe come pulire il pavimento di casa senza sistemare il tetto che perde. La società bloccata è all’origine dell’università (e della scuola in generale) bloccata. La cooptazione che determina le candidature in politica, un sistema elettorale che impedisce a chi vale di farsi largo, un Parlamento che non riesce a funzionare perché figlio di logiche consociative e clientelari che si estendono a tutta la società italiana.

Le eccezioni per fortuna ci sono, la qualità italiana riesce a tenere banco nel mondo nonostante tutto. Ma quanto durerà senza avere alle spalle un sistema del merito legato indissolubilmente alla promozione delle pari opportunità? La risposta dipende da quali strumenti di cambiamento saremo in grado di mettere in campo noi tutti: società civile, buona politica, giornalisti, ricercatori, studenti e docenti che hanno a cuore le sorti del Paese. Universita.it darà il suo contributo alla mobilitazione, al dibattito e alla creazione di una rete trasversale per il cambiamento e l’affermazione della “opportunità del merito” per come abbiamo tentato di descriverlo. Perché anche la storia dell’Italia merita di più.