processo bologna

L’Unione Europea riflette su come per perfezionare il suo sistema formativo più alto, quello che comprende università, dottorati e master. I ministri di 47 Paesi europei si incontreranno per questo a Bucarest il 26 e 27 aprile prossimi: il meeting Ue servirà a discutere di istruzione superiore integrata e condivisa tra tutti gli Stati membri.

Pochi giorni fa è stata approvata infatti la risoluzione del Parlamento Ue sul contributo delle istituzioni europee al consolidamento e all’avanzamento del Processo di Bologna – lanciato dalla dichiarazione di Bologna del 1999 con i ministri dell’istruzione Ue – che ha creato uno spazio europeo dell’istruzione superiore, cercando di far convergere i diversi sistemi di insegnamento.

A Bucarest saranno presenti dunque alcuni membri della Commissione Europa, insieme ai rappresentanti di 50 o più Paesi extra-europei e 30 organizzazioni internazionali con potere d’intervento nella politica di accompagnamento del forum di Bologna.

Intanto il seminario della London School of Economics and Political Science – organizzato dal suo Istituto Europeo insieme al Centro Jean Monnet – ha ragionato sulle soluzioni che possano sviluppare una maggiore integrazione europea, in una prospettiva multidisciplinare, chiedendosi se non ci siano alternative ai tagli all’istruzione operati dai governi europei come reazione alla crisi delle loro economie.

Il workshop ha riunito docenti universitari esperti di studi sulla società democratica e accademici coinvolti nella ricerca sul Processo di Bologna e nella politica di istruzione Ue ed è stata l’occasione per analizzare i successi e i punti deboli dell’europeizzazione del sistema accademico continentale.

Su scala globale, l’incontro di Bologna è stato un successo europeo anche agli occhi degli Usa, soprattutto per il coordinamento incisivo, ma senza stravolgimenti, raggiunto tra i diversi sistemi formativi. D’altra parte, seguendo gli sviluppi della scienza mondiale, si chiede ora all’istruzione europea un approccio più pragmatico, rivolto a individuare e applicare ciò che funziona.

Riguardo la ricerca accademica infatti la formazione dottorale a livello europeo non è stata aiutata: i prestigiosi assegni di ricerca concessi dal Consiglio Ue sono stati attribuiti alle istituzioni già conosciute di Regno Unito, Francia e Germania, anziché premiare soggetti accademici di altre nazionalità.

Il lavoro di Bologna dunque non è stato finora sufficiente per promuovere un accesso più equo dei singoli studenti alla formazione universitaria, rendendo ora necessarie politiche rigorose di equalizzazione con costi di integrazione sociale crescenti.

Su questi propositi si auspica che il prossimo meeting Ue di Bucarest controbuisca a valorizzare meglio gli esiti del Processo di Bologna, sia per il suo ruolo di protettore dei valori accademici, sia come base per la negoziazione e lo sviluppo di un dibattito pubblico sull’istruzione superiore, consapevole e democratico.