Michel Martone contro i fuoricorso sfigati

Sfigati. È questo l’aggettivo usato dal viceministro al Welfare Michel Martone per definire gli studenti che tirano per le lunghe il tempo dello studio e su laureano ampiamente fuori corso. Meglio, sempre a parere del viceministro appena dimessosi dal ruolo di docente all’Università di Teramo, la scelta di quei giovani che a 16 anni non hanno troppi grilli per la testa e puntano dritti sugli istituti professionali, imparando un mestiere ed evitando così di ingrossare le fila degli “eterni studenti”.

“Bisogna dare messaggi chiari ai giovani” ha detto il vice di Elsa Fornero alla giornata dedicata dalla Regione Lazio all’apprendistato dopo aver dato degli sfigati agli studenti fuoricorso. Martone ha anche aggiunto che “essere secchioni è bello”, per sottolineare come quello che conti sia il tempo ben speso piuttosto che un titolo di studio conseguito tardi e male.

Il dato è confermato anche dal rettore della Luiss Pierluigi Celli, che ricorda come l’età media dei laureati italiani sia di 27 anni contro una media europea di 24. “La frase è un po’ forte ma affronta un problema reale” spiega Celli, aggiungendo che questo gap fa sì che i giovani italiani entrino nel mercato del lavoro – che ormai è decisamente “sovranazionale” – con tre o quattro anni di ritardo rispetto ai colleghi europei.

Ma il commento di Martone sui 28enni sfigati non è passato inosservato: social network, associazioni studentesche ed esponenti politici hanno replicato seccamente a quella che in linea generale è ritenuta un’affermazione superficiale. Per il coordinatore nazionale dell’Udu, Michele Orezzi, Martone dovrebbe spiegare il concetto ai figli di operai che magari per mantenersi agli studi sono costretti a fare lavori in nero. Questo, prosegue Orezzi, in un Paese dove si tagliano i fondi per il diritto allo studio, le rette sono al terzo posto tra quelle più elevate d’Europa e il 40 per cento degli universitari lavora per pagarsi gli studi.

Pietro De Leo, responsabile dell’associazione Gioventù e Libertà, commenta che non tutti gli studenti sono figli di papà e approfitta per chiedere un radicale ripensamento del “sistema che negli anni ha concepito molti delusi e troppi privilegiati”. Il coordinatore nazionale di Generazione Futuro, Gianmario Mariniello, parla invece di un’eccessiva generalizzazione che rischia di “travolgere” le ragioni di Martone, il quale usando il termine “sfigati” mette in secondo piano il giusto richiamo a laurearsi presto e con buoni voti. La Rete degli studenti parla invece di “demagogia” e a Martone chiede scuse e investimenti immediati.

Quelli che Tommaso Padoa Schioppa definì “bamboccioni” ora diventano dunque “sfigati”, termine contro il quale si è espresso anche il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola, che richiama Martone a un maggior senso di responsabilità. Vendola cita i tanti giovani che si laureano nei tempi e poi vivacchiano con lavori precari fino a 28 anni. “Non li considero sfigati – dice – Sfigati in fondo sono coloro che per censo o per raccomandazione passano davanti a questi ragazzi”. In tempo di ripensamenti sul valore legale della laurea si dovrebbe ripensare approfonditamente anche la maniera in cui questa generazione di “sfigati” è stata trattata finora dalla politica.