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“Si compie il delitto più grave, uccidere la speranza di tanti giovani che non hanno il cognome giusto o amicizie importanti”. Così il senatore del Partito democratico Ignazio Marino ha espresso la sua intenzione di non partecipare al voto di fiducia posto dal governo sul decreto semplificazioni che contiene una norma che cancella i principi di trasparenza e merito nell’assegnazione dei fondi pubblici per i giovani ricercatori.

Marino ha più volte spiegato che quei fondi prima delle ultime modifiche venivano assegnati, come avviene da anni in altri Paesi, da una commissione di esperti under 40 operanti in Italia e all’estero, mentre ora la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha restituito “il potere decisionale, e discrezionale, in mano ai burocrati del ministero e ai baroni delle università che sceglieranno a chi destinare i fondi sulla base delle parentele e delle amicizie e non con i criteri oggettivi e trasparenti basati sul merito fissati dalle legge del 2007″.

La norma in via di approvazione scoraggia fortemente il senatore Marino, che prima da chirurgo e scienziato impegnato negli Usa e ora come parlamentare ha sempre seguito da vicino i temi legati a ricerca e valorizzazione del merito. E a nulla è servito il recente appello della senatrice a vita e premio Nobel Rita Levi Montalcini, madrina della legge del 2007, che ha chiesto all’esecutivo e al ministro Profumo di fare marcia indietro.

Per Marino questi criteri sono quelli che vogliono i giovani ricercatori impegnati nel nostro Paese, e rappresentano l’unico antidoto alla cosiddetta fuga dei cervelli. Altrimenti “chi non ha le conoscenze giuste” per accedere ai finanziamenti all’interno delle università e degli enti di ricerca non ha alternative.

“Il ministro Profumo – ha spiegato invece Marino in Senato – ha dichiarato che Laura Bonanni (vincitrice nel bando per giovani ricercatori del 2008) non fu selezionata da una commissione di ricercatori under 40. Questi documenti (scaricabili anche dal sito del governo) che lascio agli atti, dimostrano il contrario. Quindi, il ministro non ha detto la verità. In altre democrazie questo avrebbe avuto una conseguenza chiara e immediata”.

Parole forti da parte del senatore Pd, il quale lamenta che il ministro prima ha dichiarato ai giornali di non essere a conoscenza della norma contenuta nel decreto semplificazioni e poi ha detto che essa non si è dimostrata efficace. “Non è affatto vero -conclude Ignazio Marino -, basta chiederlo ai ricercatori che hanno fatto parte dei comitati di selezione in questi anni. Resta una sola amara conclusione da trarre oggi: l’Italia, suo malgrado, è stata allontanata dalla comunità scientifica internazionale”.