manifestazione studenti 11 ottobre 2013

Torna l’autunno e tornano le mobilitazioni degli studenti delle superiori e universitari. Il primo giorno ‘caldo’ è oggi, 11 Ottobre, con manifestazioni in tutta Italia e cortei nelle principali città – Roma, Milano, Bologna, Napoli, Torino, Venezia – per rivolgere una serie di richieste al governo, sotto lo slogan complessivo “Si scrive scuola, si legge futuro”. La protesta è stata preceduta da una serie di flashmob e dalla creazione di appositi hashtag su Twitter per appoggiare la causa e spiegare i motivi della mobilitazione: #11Ottobre, #scriviscuolaleggifuturo, #perchémanifesto.

La manifestazione principale è quella indetta a Roma dall’Unione degli Studenti (UdS), alla quale hanno poi aderito anche molti altri movimenti studenteschi, non ultimo LINK – Coordinamento universitario. Gli studenti che scendono in piazza l’11 Ottobre rivendicano l’inaccettabilità dei tagli a istruzione e ricerca, nonostante il periodo di crisi, poiché investire su scuola e università, ossia investire sui giovani, significa investire sul futuro dell’intero Paese.

Le richieste degli studenti al governo sono ben precise: una legge nazionale per il diritto allo studio, una riforma strutturale dei cicli e del sistema di valutazione, una didattica innovativa in grado di stare al passo coi tempi, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni come forma di contrasto all’abbandono scolastico precoce, una maggiore severità dello Stato verso le scuole paritarie, la tutela contro gli affitti in nero, per i cui canoni si prevede una rapida ascesa nel 2014 a causa della Service Tax.

Secondo gli organizzatori della manifestazione dell’11 Ottobre, infatti, le riforme degli ultimi anni non sono state “assolutamente incisive sulle problematiche reali che dobbiamo affrontare nella vita. Non hanno dato risposta a chi cerca lavoro, al 40 per cento di giovani disoccupati, a chi è ricattato dal precariato, a chi non riesce a frequentare l’università o a completare il proprio percorso di studi nemmeno alle superiori”, come si legge sul sito dell’UdS.

Nemmeno il famoso decreto ‘del fare’, emanato dal governo Letta a Settembre ha cambiato le cose. Sotto accusa, in questo caso, c’è soprattutto il Fondo di finanziamento ordinario – specialmente i criteri di assegnazione della quota premiale – per l’incentivo che, secondo le associazioni studentesche, offrirebbe alla privatizzazione dell’università. Oltre al non adeguato finanziamento del diritto allo studio.

Coloro che aderiscono alla manifestazione studentesca dell’11 Ottobre chiedono al governo “un’inversione di rotta totale sulle politiche di scuola e università”, specifica LINK, con investimenti per “riportare i fondi a quelli stanziati prima dei tagli della riforma Gelmini” e permettere a istituti scolastici e atenei di garantire “i livelli essenziali delle prestazioni“.