Studenti Malesia

Una legge repressiva che vieta agli studenti di diventare membri di partiti politici e limita l’attività politica nelle università: succede in Malesia, dove la libertà politica è ancora pesantemente limitata ma le cose stanno cambiando: il primo ministro Najib Razak ha infatti annunciato la scorsa settimana che la legge verrà modificata. Non ne sono convinti i gruppi e le associazioni per i diritti, secondo i quali il governo sta adottando un approccio “bastone e carota”, al fine di imbonirsi la popolazione e “salvarsi la faccia” in seguito alle repressioni delle manifestazioni studentesche della scorsa primavera.

“Il governo crede nella maturità e l’intelligenza dei nostri studenti universitari”, ha detto Najib che ha esternato la sua intenzione di cambiare la parte della legge che regola “i diritti costituzionali dei laureandi che hanno raggiunto la maggiore età”. L’atto verrà dunque modificato per permettere agli studenti di età superiore ai 21 anni di iscriversi a partiti politici, “ma saremo rigorosi nel non permettere alla politica di entrare nei campus”, ha aggiunto.

Il famigerato comma 15 della legge 1971 rende un reato per gli studenti  esprimere “sostegno, simpatia o opposizione” per un partito politico, sia malese che straniero. Syukri Abdul Razak, presidente della Solidariti Mahasiswa Malesia (Smm), che raggruppa alcune organizzazioni studentesche, ha dichiarato: “Quando la sezione 15 della legge sarà stata modificata, gli studenti avranno finalmente l’opportunità di partecipare a movimenti politici. Si tratta di un grande e importante cambiamento”.

Tuttavia le associazioni pensano che non sia abbastanza. “Accogliamo con favore l’annuncio del primo ministro, ma non è la fine della nostra lotta – prosegue il presidente –. La porteremo avanti finché la legislazione in materia non verrà abolita, non solo il comma 15. Noi stiamo lottando per questo da tempo e non vi è alcuna indicazione da parte del governo che essi sono disposti a cambiare l’intera legge”.