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La crisi economica, i governi dirigisti, la mancanza di opportunità. E il ruolo centrale degli atenei nella protesta dei cittadini del Maghreb contro i governi. Dalla Tunisia, all’Algeria e alla Mauritania si stanno verificando violente proteste e rivolte di studenti universitari e neolaureati a causa della carenza di posti di lavoro.

Il 10 gennaio il governo tunisino ha ordinato a tutte le scuole e università di rimanere chiuse per un lasso di tempo indefinito in seguito alle violente proteste verificatesi nel Paese. Nel suo discorso prima di fuggire in esilio, il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali ha promesso di aumentare i posti di lavoro: “Faremo uno sforzo per aiutare entro il 2012 i laureati il cui periodo di disoccupazione supera i due anni – ha affermato – Per fare questo dovremo creare almeno 300.000 nuovi occupati”.

Sempre il 10 gennaio la Mauritanian Student Union ha lanciato uno sciopero per protestare contro ciò che loro chiamano il deterioramento delle condizioni di vita e dell’educazione. Gli studenti hanno avvertito che lo sciopero sarebbe proseguito ad oltranza fino a quando le loro esigenze non fossero soddisfatte. La vita sta invece gradualmente tornando alla normalità in Algeria dopo le violentissime rivolte, del popolo ma anche degli stessi studenti, che hanno causato cinque morti e ottocento feriti.

Uno studio effettuato dalla Carnegie Middle East Center (Cmec) dal titolo Trading High Unemployment for Bad Jobs: Employment challenges in the Maghreb, ha concluso: “La disoccupazione tra i giovani soprattutto laureati rimane alta e in molti Paesi è in continuo aumento”. Proprio una relazione sull’occupazione dell’Arab labor organisation indica che il problema della disoccupazione post laurea ha toccato i picchi più alti in Marocco (26,8%) e in Algeria (19,3%).
Il rapporto spiega che la mancanza di corrispondenza tra le competenze e i bisogni dell’economia reale stia incancrenendo la situazione. Per migliorare la condizione maghrebina lo studio del Cmec sostiene che la politica dei vari Paesi debba affrontare la causa primaria dell’alto tasso di disoccupazione riformando i sistemi di istruzione.

Nel frattempo, il 30 dicembre la decima sessione del Consiglio dei ministri del Maghreb ha approvato un piano per aumentare la qualità dell’istruzione superiore nella regione, nel tentativo di produrre laureati nei campi di cui l’area ha necessità. L’obiettivo è costruire un network accademico in Maghreb per facilitare il trasferimento di studenti e docenti tra le università: titoli accademici e di standard di qualità saranno resi compatibili in tutti gli stati. Molte università di Libia, Marocco, Algeria e Mauritania stanno inoltre avviando un processo di gemellaggio.
Intanto i rettori di tutte gli atenei del Maghreb si sono riuniti in Libia per discutere queste problematiche e per rafforzare la collaborazione delle università dell’area.