matricole del sud scelgono l'emigrazione

La cosiddetta “fuga dei cervelli” è una triste realtà nel nostro Paese ed è ormai un fenomeno noto a tutti, ma la notizia che la maggioranza dei ricercatori italiani vincitori dei fondi 2013 dell’European Research Council (ERC) ha deciso di emigrare è un duro colpo per il Paese. Dei 17 nostri connazionali che si sono aggiudicati i fondi europei destinati a finanziare i giovani ricercatori, solo 7 resteranno all’interno dei confini italiani.

Nel corso degli ultimi anni, del resto, l’Italia è diventata una nazione sempre meno ospitale per i ricercatori. Governo dopo governo, infatti, le prime spese ad essere tagliate a causa della crisi sono state quelle per cultura e ricerca, settori nei quali gli investimenti sono sensibilmente diminuiti. Eppure, i ricercatori brillanti nel nostro Paese non mancano: l’Italia, infatti, è prima in Europa per numero di richieste di fondi e, fino all’anno scorso, era preceduta solo dalla Germania quanto a numero di starting grants – borse di studio da più di un milione di euro, destinate a giovani ricercatori promettenti, da spendere non solo per sé, ma anche per dei collaboratori – ottenuti.

La maggior parte dei nostri connazionali vincitori delle borse europee, però, negli ultimi anni ha sempre scelto di fare le valige e svolgere le proprie ricerche all’estero, portando con sé i preziosi fondi conquistati, per spenderli in realtà più attrezzate e accoglienti nei confronti dei ricercatori. Proprio ieri, ad esempio, sono stati resi noti i vincitori degli starting grants dell’ERC del 2013. Su 287 ricercatori premiati, 60 hanno scelto come sede per il proprio lavoro la Gran Bretagna, 46 la Germania e 32 Israele. L’Italia, invece, è stata scelta solo da 8 vincitori, tra i quali un solo straniero, segno che il Paese non è attrattivo sul piano della ricerca. Ma quel che è peggio è che anche 10 dei 17 vincitori italiani dei fondi europei abbiano scelto di emigrare all’estero.

Com’è ovvio, il fatto che la maggioranza dei ricercatori italiani premiati con i fondi europei nel 2013 scelga di emigrare getta un’ombra fosca sul futuro del Paese, che, senza le intelligenze e i mezzi necessari per sostenere l’innovazione e lo sviluppo, rischia di rimanere invischiato nella crisi più a lungo degli altri, che nel frattempo avranno anche beneficiato dei prodotti dei nostri cervelli più brillanti, i quali, sfortunatamente, non siamo riusciti a trattenere.