rughe nel cervello

Alcuni ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno da poco ottenuto un nuovo riconoscimento mondiale, grazie a una ricerca relativa ai meccanismi della deduzione. Ciò è la conferma di come il dipartimento di Psicologia, cui appartengono gli studiosi, sia tra i migliori del mondo nell’ambito delle Neuroscienze cognitive. L’ateneo milanese si è aggiudicato anche il premio come migliore articolo scientifico del 2011, pubblicato sulla prestigiosa rivista NeuroImage: il suo titolo è “Large scale brain activations predict reasoning profiles”.

Il riconoscimento è stato conseguito a Pechino durante la diciottesima conferenza mondiale dell’Organization for Human Brain Mapping, la più importante associazione internazionale che studia il cervello. In particolare, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, guidati da Carlo Reverberi, con la loro nuova ricerca in Neuroscienze hanno provato a scoprire quali siano le reazioni del nostro cervello davanti a certi problemi di natura deduttiva. Ciò dipende molto dalla zona cerebrale che si attiva e sembra variare di persona in persona.

Attraverso il monitoraggio, tramite risonanza magnetica funzionale, dell’attività cerebrale di alcuni volontari, la ricerca dell’Università di Milano-Bicocca dimostra come ci sia un legame specifico tra le strategie di risoluzione e le diverse aree del cervello che entrano in funzione. Un risultato importantissimo quello conseguito da questo team internazionale di ricercatori, che molto probabilmente consentirà di comprendere meglio alcuni deficit cognitivi dovuti a lesioni al cervello, contribuendo all’ideazione di modalità educative molto più efficaci.

L’ateneo milanese non è nuovo a meriti nell’ambito delle Neuroscienze: già poco tempo fa ha ottenuto un riconoscimento, anche, per la ricerca sui “neuroni specchio”, considerata il miglior articolo pubblicato su una rivista di grande importanza come l’Human Brain Mapping. In poche parole, questo studio dimostra quale sia la reazione del nostro cervello alla vista di un altro corpo umano: diversamente da quanto si possa pensare, ad attivarsi in questa situazione non sono i neuroni legati alla vista, bensì quelli legati al tatto. Da questa scoperta potrebbero derivare importanti implicazioni terapeutiche per quanto riguarda l’autismo e l’ictus.