Protesta contro Profumo

Il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, è stato contestato ieri dagli studenti appartenenti al coordinamento universitario Link, che hanno interrotto una conferenza stampa del ministro per protestare contro l’ipotesi di abolizione del valore legale della laurea. Il ministro Profumo era in visita a Roma all’istituto Fabrizio De André, struttura in zona Romanina che da sette anni non si riesce a mettere in funzione, quando gli si è parato davanti un gruppo di giovani che ha aperto uno striscione con la scritta “Titolo di studio o carta straccia?” distribuendo al ministro e agli altri presenti dei rotoli di carta igienica che recavano impressa la stessa frase.

A sentire le rivendicazioni espresse dai giovani attraverso il megafono, i giovani di Link non ce l’avevano soltanto con la possibile abolizione del valore legale del titolo di studio ma anche con la legge 240 del 2010 meglio nota come riforma Gelmini, di cui hanno chiesto l’abrogazione, mentre Profumo fin dall’inizio del suo mandato ministeriale ha espresso la volontà di portare a temine l’iter di attuazione ed eventualmente apportare dei correttivi quando il nuovo sistema sarà a regime.

La contestazione a ProfumoPer i manifestanti è inaccettabile che il nuovo ministro dichiari di voler dialogare con gli studenti e contemporaneamente lavori per portare a compimento la riforma Gelmini. Ripristino dei fondi per gli atenei e per il diritto allo studio e sblocco del turn over le altre richieste degli studenti di Link al ministro, il quale ha ascoltato i giovani che protestavano ed ha replicato chiedendo loro di non dire soltanto dei no ma di essere propositivi.

Alle parole del ministro gli studenti hanno risposto presentandogli l’Altra Riforma, il provvedimento che fin dall’inizio dell’iter parlamentare della riforma Gelmini studenti e ricercatori precari hanno messo appunto per esprimere il loro punto di vista su come si dovrebbe riorganizzare il sistema accademico italiano. La protesta inscenata nell’istituto della Capitale, hanno annunciato gli attivisti di Link, “è solo la prima” e mentre alla Romanina andava in scena la contestazione, azioni sello stesso tenore venivano messe in campo a Bari, Napoli, Torino, Salerno, Campobasso e Taranto.