classifica censis 2013 lingue

Se intendete studiare Lingue, fareste bene a iscrivervi all’Università di Trieste. Grazie ai 107,3 punti di media ottenuti, infatti, l’ateneo del Friuli Venezia Giulia domina la classifica Censis-Repubblica 2013, avendo la meglio sull’Università di Modena e Reggio Emilia, seconda con 107, e su quella di Bologna, al terzo posto con 103,6 punti.

Dal quarto al decimo posto della classifica Censis per l’area di Lingue 2013 si sono piazzate l’Università di Macerata (102,7), quella di Udine (100) e gli atenei di Urbino (99,9), Ferrara (99,3), Siena (99,2), Verona (98,9) e Trento (98,5). Più in basso nella graduatoria si sono collocate, invece, Genova (98,1), Sassari (97,2), Perugia (94,7) e Padova (94,4), dalla Ca’ Foscari di Venezia (94,2), dalla Statale di Milano (92,8), dall’Università del Piemonte Orientale e da Roma Tre (diciassettesime a pari merito con 91,6 di media) e dall’Università di Firenze (91).

Nella seconda metà della classifica Censis per l’area di Lingue 2013 sono finite le università di Bergamo (90,9), Torino (90,3), quella della Tuscia (90,2), l’Insubria (90,1), Parma (88,9), l’Università della Calabria (88,1), Roma “Tor Vergata” (86,8), Cagliari (86,1), l’Università di Chieti e Pescara (85,2), quella de L’Aquila (84,1) e Pavia (83,8). Nelle posizioni successive si trovano poi Bari (82,8), l’Università del Salento (82,2), “La Sapienza” di Roma (81,3), Palermo (80,6), Pisa (80,4), Messina (79,3), Cassino (79) e Salerno (78,7). Le ultime tre della classifica Censis per l’area di Lingue 2013 sono, infine, l’Università di Catania (78,6), l’Orientale – che si ferma a 78 punti, nonostante l’antica tradizione – e la “Federico II” di Napoli, che chiude con 77,8 di media.

Data la soppressione delle facoltà per effetto della legge n. 240 del 30 Dicembre 2010, la classifica Censis per l’area di Lingue 2013 è stilata tenendo conto della qualità dei corsi di laurea triennale relativi alle classi di Mediazione Linguistica (L-12) e Lingue e Culture Moderne (L-11). I punteggi medi – che vanno da 66 a 110 – sono assegnati sulla base di quelli riportati nei seguenti indicatori: progetti di ricerca, produttività scientifica, rapporti internazionali e progressione di carriera degli studenti.

L’identikit del laureato in Lingue. Dall’indagine svolta da AlmaLaurea sui laureati di primo livello del 2012 emerge un predominio femminile (86,5 per cento del totale) e si evidenzia anche una prevalenza di coloro che provengono dai licei, in particolare da quello linguistico (36,5 per cento). Dai dati raccolti si scopre anche che il 40 per cento dei laureati ha concluso il percorso nei tempi previsti e che il 79,5 per cento è abbastanza o decisamente soddisfatto della propria scelta.

Sbocchi professionali. Il possesso di una laurea in Lingue consente, grazie all’ampia varietà che caratterizza i piani di studi, di indirizzarsi verso numerose carriere. Oltre allo sbocco tradizionale costituito dall’insegnamento, infatti, è possibile lavorare presso organizzazioni e istituzioni internazionali, tour operator, imprese multinazionali o che esportano all’estero. Inoltre, si può trovare impiego a vario titolo presso case editrici o esercitare la libera professione come traduttori.