Nichi Vendola

Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha scritto una lettera al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, chiedendo un incontro con i rettori degli atenei pugliesi: “Ho sempre considerato le università pugliesi una grande risorsa per la mia regione e non solo in termini di sviluppo economico, ma anche in termini di sviluppo sociale e culturale dell’intero territorio” ha spiegato il leader di Sel.

Vendola teme infatti i nuovi criteri di finanziamento stabiliti dal governo e spiega che un Paese cresce se cresce la cultura della maggior parte della sua popolazione, ragion per cui è necessario “investire nelle intelligenze e nei talenti, nella formazione e nell’alta formazione”.

Il riconoscimento Sir 2011 World Report – la classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo – al Politecnico di Bari, il buon posizionamento dell’ateneo di Bari nella classifica internazionale del Times Higher Education 2011/2012, la Federazione delle università pugliesi costituita con l’Università della Basilicata e l’Università del Molise per una collaborazione comune volta al rafforzamento reciproco: sono i traguardi raggiunti dalle università pugliesi, a dimostrazione dell’impegno, in termini di organizzazione e finanziamenti, che il governo regionale ha attivato per l’ottima qualità della formazione offerta. I mezzi usati sono ovviamente gli stessi finanziamenti di cui gli atenei saranno privati, sia quelli europei che quelli nazionali e regionali, fino al recente Piano per il Sud approvato in accordo con il governo e l’intero sistema universitario nazionale.

La preoccupazione è che l’eccellenza raggiunta e il dinamismo culturale attivata sia bloccata bruscamente dal venire a mancare dei fondi, a causa della ingiusta ripartizione tra università meritevoli e non e dell’accreditamento previsto dalla legge Gelmini delle sedi universitarie e dei corsi di studio.

La conclusione della lettera è un appello vero e proprio affinché i giovani pugliesi, soprattutto i più meritevoli, non siano costretti ad abbandonare le università della loro regione: “Abbiamo bisogno di queste Università, abbiamo bisogno che non si svuotino dei migliori ricercatori e dei migliori studenti, ne abbiamo bisogno per qualificare sempre di più il nostro territorio che ha ancora sacche di deprivazione sociale e culturale, ne abbiamo bisogno per fermare la fuga dei cervelli e per prendersi cura dei cervelli che non possono fuggire.”