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“L’Italia è il Paese più immobile d’Europa”, ecco il motivo della fuga dei talenti all’estero. A scriverlo in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Napolitano e ai Presidenti Ciampi, Scalfaro e Cossiga, sedici giovani italiani espatriati dopo gli studi.

Dopo il dibattito aperto dalla lettera di Celli, stavolta a parlare sono i diretti interessati. I firmatari dell’appello, tutti tra i 28 e i 40 anni, tutti con percorsi di studio elevati, chiedono ai Presidenti di impegnarsi a rendere l’Italia un Paese in cui i giovani possano vivere ed affermarsi “solamente sulla base del proprio merito“.

Più che una missiva tradizionale, quella dei sedici giovani è una raccolta di testimonianze. Nella lettera, diffusa agli organi di stampa questa mattina, si leggono infatti le motivazioni di ognuno a non tornare. Tra le ragioni principali una percezione comune, quella di un’Italia che non è in grado di investire sulle eccellenze e di garantire un futuro dopo gli studi universitari.

“Questi anni di soggiorno “obbligato” all’estero sono stati decisivi per comprendere che il valore della meritocrazia non è più rispettato in un Paese come il nostro”, scrive Luca, ricercatore, 28 anni, Spagna. “Non torno, perché a Londra il mio dottorato è valorizzato in azienda, e non solo in università” scrive invece Francesco, consulente, 33 anni, Gran Bretagna.

La lettera dei talenti fuggiti – indirizzata anche al Presidente del Senato Schifani, al Presidente della Camera Fini, e al Ministro della Gioventù Meloni – si conclude però con delle proposte di cambiamento.

Tanti i consigli dei giovani espatriati alle alte cariche dello Stato. Un sistema basato su merito, trasparenza e giustizia. Un Paese che investa sui giovani per crescere, considerandoli “un asset strategico e non manodopera a basso costo”. Un Paese che offra opportunità e un futuro a laureati e dottorati. Un’ Università che sia un sistema aperto e che tratti la ricerca, scientifica e umanistica, “come una cosa seria”.

La speranza? Quella di “immaginare un futuro meno nomade per i giovani talenti italiani”.