lettera studentessa sieropositiva bocconi

lettera studentessa sieropositiva bocconi

“Ho 21 anni e vivo a Milano, studio all’Università Bocconi, sono solare e appaio come una ragazza normale” inizia così la lettera della studentessa sieropositiva ricevuta e pubblicata dal Corriere della Sera. Una lettera inviata per rompere il muro di silenzio che viene mantenuto intorno a una malattia come l’Hiv.

La ragazza, al secondo anno di università, scrive di aver scoperto di essere sieropositiva all’età di 18 anni. Ad oggi, la sua famiglia non è a conoscenza della sua situazione. La sua più grande paura è quella di restare sola.

Sofia, così è stata soprannominata dal Corriere della Sera per ragioni di privacy, racconta della malattia e dell’informazione che manca sulla trasmissione di malattie sessuali così importanti come l’Hiv. Ci vorrebbe più conoscenza, scrive, non tanto tra i giovanissimi ma tra gli adulti “che tradiscono le loro mogli e le infettano”.

Una presa di posizione forte, quella della studentessa di Milano, sicuramente dovuta alla sua personale esperienza di vita. Più grande di lei, infatti, l’ex-fidanzato, al quale Sofia attribuisce la responsabilità del contagio: “Io non sono una drogata, una dai facili costumi, o una persona sessualmente ambigua, io sono una ragazza normale che è stata per 4 anni con lo stesso ragazzo, che non lo ha mai tradito, al suo contrario”.

Parole dure e pesanti, che rendono la testimonianza di Sofia una testimonianza vulnerabile al contesto di cui fa parte. Una cultura che tende a stigmatizzare il malato di Hiv come un soggetto da relegare ai margini perché colpevole di comportamenti immorali, ibridi, o comunque non riconducibili alla norma.

La lettera della studentessa di Milano è una richiesta di aiuto e un invito ai media ad abbattere il muro di silenzio che c’è intorno a malattie come l’Hiv, che possono essere prevenute e capite, senza ridurre all’invisibilità chi si trova a scoprire di essere sieropositivo.