lettera ricercatori fini

lettera ricercatori fini

“Caro Fini, mi perdoni se la disturbo” inizia così la lettera che uno dei responsabili della rete nazionale dei ricercatori che hanno dato l’indisponibilità alle attività didattiche non obbligatorie per contratto ha indirizzato al presidente della Camera per chiedere di non accelerare i tempi di approvazione della riforma. I ricercatori non stanno protestando per vedersi assicurato un posto da professore associato – scrive nella lettera Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica della Rete 29 Aprile – “chiedono invece una vera riforma che valorizzi i più bravi e li faccia partecipare al governo degli atenei, che offra ai giovani percorsi definiti e certi, che renda pienamente condivise e democratiche le scelte strategiche degli atenei in materia di didattica e ricerca”.

L’alternativa è la fuga dei cervelli, si legge sempre nella lettera, incentivata anche e soprattutto dalla precarizzazione permanente dei percorsi di carriera universitaria e lavorativa. In questi giorni, testimonia la lettera, le aule delle assemblee sulla riforma sono stracolme, con “interesse e partecipazione mai visti” da parte di “migliaia di ricercatori e centinaia di migliaia di studenti”.

Da qui, l’appello dei ricercatori a Fini: non accelerare i tempi di approvazione del ddl di riforma del sistema universitario. Se i rettori premono per un’approvazione immediata, spiega la Rete29Aprile, è perché con il ddl “le norme sul governo di ateneo aumentano a dismisura il potere dei Rettori, che diventano l’unico organo accademico con poteri reali e con un mandato elettivo”. Ma si tratta di una riforma, spiegano i ricercatori, che allo stesso tempo peggiorerebbe le sorti dell’intero sistema universitario pubblico.

“Riaprite i termini del dibattito, e invitate i ricercatori, i precari e gli studenti a portare le loro idee per un’università davvero moderna e all’altezza delle difficili sfide che il futuro prospetta alla nostra società” questo l’invito finale dei ricercatori a Fini e al gruppo Futuro e Libertà, cui spetta l’ultima parola sui tempi d’approvazione del disegno di legge.