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Un gruppo di studenti di vent’anni ha scritto una lettera aperta al presidente del consiglio Mario Monti facendola pubblicare sul Corriere della Sera. Nella missiva, che richiama l’attenzione sul tema della riforma del mercato del lavoro, i giovani chiedono al governo di cambiare rotta passando dal privilegio al merito e di “tutelare un po’ meno chi è oggi tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci”. Danno fiducia a Monti e al suo Governo e concludono augurando buon lavoro.

Una lettera un tantino “ingessata e confezionata”, che tradisce un non so che di non del tutto sincero o redatto appositamente per mettersi in mostra. Così alcuni commenti tratti dal coro di pareri che si solleva in Rete. I più netti sono quelli dell’Unione degli universitari, che sulla sua pagina Facebook risponde con un’altra lettera indirizzata sempre a Mario Monti e agli studenti firmatari.

“Siamo rimasti di stucco quando abbiamo letto determinate espressioni-etichetta nel vostro articolo, che a dir la verità ci sanno un po’ troppo di slogan di cui la nostra generazione è stufa” recita la missiva dell’Udu, che critica “la ricetta”, proposta dalle pagine del quotidiano, fatta di flessibilità e diritti sottratti alle generazioni precedenti. E aggiunge: “Ci chiediamo, cari 19 giovani in soccorso al governo, ma viviamo nello stesso Paese?”.

Il sindacato degli studenti chiede ai firmatari se sappiano cosa voglia dire vedere i propri genitori confessare col magone di non avere abbastanza soldi per pagare gli studi ai figli, in un contesto di mancanza quasi totale di diritto allo studio e di costi proibitivi dell’istruzione. “Precari nella vita, prima ancora che come lavoratori: senza diritti sul posto di lavoro, senza sicurezze nella quotidianità senza avere la possibilità di fare anche solo un progetto a medio-lungo termine. E la soluzione a tutto questo sarebbe ulteriore flessibilità?”, aggiungono.

La lettera dell’Udu conclude invitando “i 19 colleghi” a non fare demagogia dai comodi uffici di università private, di andare a vedere la realtà, parlare con le famiglie vere, con gli studenti lavoratori, con gli universitari idonei per merito e reddito alla borsa di studio che non possono percepirla per mancanza di fondi.

Ma non è finita, oltre alla lettera in risposta, l’Udu svela un arcano: il primo firmatario della lettera dei “19 giovani” sul Corriere della Sera è il rappresentante degli studenti nel CDA della Bocconi, quello che, il giorno dopo alla nomina di Monti premier, aveva scritto un comunicato stampa il cui sunto era: “Ci salverai tutti, capitano mio capitano!”. I rappresentanti dell’Udu l’avevano conosciuto in occasione della partecipazione a una puntata de L’Infedele.