Diritto studio

La Lega Nord vuole eliminare gli Esu, Enti per il diritto allo studio universitario, in Veneto e creare un’unica azienda regionale. Non solo i presidenti dell’Esu hanno rifiutato a gran voce la proposta, l’hanno fatto anche quelli nominati dallo stesso partito, i vertici degli atenei e le associazioni studentesche. Un coro di “no” le cui preoccupazioni sono state rese note nel corso di un’audizione presieduta da Vittorino Cenci della Lega, che è anche primo firmatario del progetto.

“Siamo francamente molto perplessi – hanno affermato i professori Guido Scutari, prorettore di Padova, Agostino Cortesi, Agar Brugavini di Ca’ Foscari, Antonino Marguccio dell’Iuav e Daniele Coletto dell’Università di Verona – di fronte a questa proposta, decisamente in controtendenza rispetto alle esigenze di decentramento e di federalismo, che propone di creare un nuovo, grande, ente regionale tutto accentrato nelle mani della Regione che renderebbe impossibile affrontare le peculiarità di ciascun Ateneo e i suoi rapporti con il territorio”.

Il mondo universitario veneto è preoccupato anche per le modalità previste dal progetto di legge per l’elezione del presidente di questa azienda affidata tutta alla Regione senza il coinvolgimento dei rettori. Gli stessi dirigenti dell’Esu trovano l’ipotesi di accentramento lontana dal modus operandi dell’Ente: “La forze dell’Esu sta proprio nel decentramento efficiente”. Il timore è che una decisione accentratrice finisca per dar vita in un secondo momento a “sovrastrutture” che aumentano i costi rispetto a prima, come pare si avvenuto per i servizi di Toscana e Lazio.

La proposta della Lega non ha passato il vaglio neanche dei rappresentanti dei Consigli degli studenti, preoccupati che vengano meno gli stretti rapporti instaurati tra Esu e Università anche grazie alla vicinanza alle specificità territoriali. Denominatore comune delle critiche, la riflessione sul fatto che a proporre di accentrare il servizio che assicura il diritto allo studio agli studenti e alle famiglie sia stato il partito politico del federalismo e del decentramento.

Sulla questione del diritto allo studio c’è anche un altro fronte di polemica che vede un leghista come protagonista, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota, che ha decurtato i fondi assegnando le borse di studio soltanto al 30 per cento degli aventi diritto. Anche in questo caso la vicenda non ha mancato di scatenare la reazione degli studenti e dei dipendenti dell’ente per il dirotto allo studio, che sono ancora in mobilitazione contro il provvedimento.