Lavoro all'estero

Sebbene si progettino sia da parte del Governo che dall’opposizione, piani per favorire il rientro dei “cervelli” in Italia, una ricerca pubblicata dall’Ires e dall’Inca Cgil indaga il fenomeno dei “nuovi” emigranti, ovvero di tutti quegli italiani che migrano all’estero per lavoro.

I dati su questo fenomeno fanno parte di una ricerca molto più ampia che indaga il flusso degli italiani all’estero per trovare lavoro. Dall’indagine sono usciti alcuni dati interessanti che riguardano anche il cosiddetto fenomeno della fuga dei cervelli dall’Italia. Si parla infatti di emigranti “nuovi”, ovvero di tutti coloro che continuano a partire nella speranza di un lavoro stabile e adeguato al titolo di studio, quasi sempre medio-alto.

Germania, Francia e Svizzera sono i paesi in esame, dove secondo i dati della ricerca si sono trasferite circa 20.000 persone negli ultimi dieci anni, equamente divisi tra donne e uomini, dai 25 ai 34 anni e soprattutto dal sud: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.

In particolare questa fuga di cervelli è particolarmente evidente verso la Germania e la Francia, dove vanno per lavorare rispettivamente il 71% e il 48% degli intervistati.

In generale, secondo lo studio, quasi tutti gli intervistati hanno trovato all’estero lavori migliori, soprattutto più stabili, a dimostrazione che le competenze vengono valorizzate molto più che in Italia.

I contratti a tempo indeterminato passano da un 8% in Italia a un 50% in Germania.