Fuga cervelli

Laureati italiani sempre più in fuga verso l’estero, a caccia di un futuro migliore e di un riconoscimento economico che dia valore ai loro studi. Il fenomeno della “la fuga dei cervelli” non è passato inosservato nemmeno alla stampa estera: secondo il prestigioso quotidiano inglese The Economist ben 300 mila laureati italiani hanno scelto di trasferirsi all’estero e 4 mila sono già stabilmente residenti in un Paese straniero.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i talenti italiani a cercare lavoro all’estero? Certamente contano i livelli delle retribuzioni dei Paesi stranieri, a parità di titoli e di contratto molto più elevate che in Italia. La retribuzione dignitosa riconosciuta ai giovani laureati provenienti dall’Italia rappresenta, quindi, una delle ragioni che li spinge a trasferirsi altrove. In effetti tra uno Stato estero e l’Italia le differenze retributive sono abissali.

La conferma arriva anche dall’ultimo rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani. L’indagine, nella parte relativa alla fuga dei cervelli, rileva che le retribuzioni medie mensili dei laureati italiani occupati all’estero sono decisamente superiori a quelle dei colleghi occupati in Italia. I laureati specialistici che si sono trasferiti in altri Paesi a un anno dalla laurea guadagnano 1.568 euro contro i 1.054 dei colleghi rimasti nella madrepatria.

Sempre la stessa categoria di laureati “emigranti”, a 5 anni dalla laurea guadagna 2.207 euro contro i 1.295 di chi resta in Italia. Esaminando il livello delle retribuzioni per tipologia di laurea emerge che un neolaureato in Ingegneria, in Francia, nel 2008 guadagnava 32 mila euro l’anno, contro i 20 mila dell’Italia. Spostandoci oltreoceano, precisamente in Australia, lo stesso ingegnere all’inizio della carriera,  in una ditta medio piccola guadagna tra 40 e 55 mila dollari lordi all’anno, che in una ditta più grande diventano anche 60-70 mila.

Per quanto riguarda i ricercatori, che rappresentano la fetta più ampia dei talenti fuggiti all’estero, una ricerca Flc Cgil ha evidenziato che la retribuzione percepita fuori dall’Italia è doppia di quella percepita in patria. In Italia lo stipendio un ricercatore precario ha una retribuzione pari a nemmeno la metà di quella del collega a tempo indeterminato, mentre in America si aggira su una media annua di 60 mila euro. Stessa media anche in alcuni Stati europei, come l’Austria, mentre Germania, Gran Bretagna, Irlanda e Francia si attestano intorno a retribuzioni medie annue di 50 mila euro.