laureate lavoro almalaurea 2010

laureate lavoro almalaurea 2010

Per loro è più difficile trovare lavoro, e se lo trovano è un’occupazione inadeguata rispetto alle proprie competenze e alla retribuzione. Cos’è? L’identikit delle laureate italiane tracciato da Almalaurea in occasione dell’8 marzo.

L’analisi parte dalla documentazione AlmaLaurea – appena pubblicata nel volume “XI Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati” a cura di Eliana Baici, economista dell’Università del Piemonte orientale e Guido Maggioni, sociologo dell’Università di Urbino – e traccia un quadro non proprio idilliaco.

Dai dati, che riguardano le laureate del 2003 intervistate a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo – quindi nel 2004 e nel 2008 – emerge che rispetto ai colleghi maschi le studentesse che terminano il percorso di studi universitario sono penalizzate dal mercato del lavoro sia in termini di accesso che in termini di retribuzione.

In particolare, il tasso di disoccupazione delle laureate supera del 50 per cento quello dei laureati maschi: 14 per cento contro il 7 per cento. Inoltre per quanto riguarda la stabilità del lavoro i laureati che possono contare su contratti stabili sono più uomini (46 per cento) che donne (35 per cento).

Questo dev’essere poi affiancato alla disparità retributiva: “Ad un anno dalla laurea – spiega Almalaurea – gli uomini guadagnano il 25% in più delle donne, 1.312 euro contro 1.053; le differenze di genere sono confermate all’interno di ciascun gruppo disciplinare, in particolare nel giuridico dove gli uomini guadagnano ben il 44% in più delle colleghe”.

Stando sempre al rapporto di Almalaurea, lo squilibrio nelle carriere non sarebbe dovuto alla maternità. Infatti, dal confronto tra laureate madri e laureate senza figli emerge che in entrambi i casi le donne che assumono ruoli di responsabilità sono comunque inferiori agli uomini.

Certo, spiega Almalaurea, le laureate madri sono penalizzate rispetto alle colleghe senza figli.  “Ma posticipare la scelta di avere figli o rinunciare alla maternità non serve per avere maggiori possibilità di carriera. I favoriti rimangono i colleghi maschi. A sorpresa, quelli con figli”.