Anita Fulcheri

Quel 6 aprile 2009 era nella stanza 310, al terzo piano della Casa dello studente dell’Aquila, dove hanno perso la vita otto suoi amici e compagni di ateneo. Scampata al terremoto e alla superficialità di chi non ha ascoltato l’allarme degli studenti che segnalavano anomalie nella struttura, poi rivelatasi indebolita da strane modifiche strutturali. Il mese scorso Ana Paola Fulcheri, studentessa di Morcone, in provincia di Benevento, si è laureata con lode in Scienze delle investigazioni.

Nella sua tesi – molto apprezzata dalla commissione di laurea – ha messo a confronto i sistemi di informazione italiani e quelli argentini. A festeggiarla, insieme ai parenti, gli altri compagni di studi sopravvissuti al crollo dell’edificio. Da notte del sisma Anita, così la chiamano i suoi amici, non ha mai più dormito a L’Aquila. E ora che ha conseguito il titolo incassando l’elogio del suo relatore e del preside di facoltà spiega che difficilmente il capoluogo abruzzese sarà sede delle sue future attività.

A L’Aquila però la neo-dottoressa farà ritorno per ragioni giudiziarie: si è costituita parte civile contro la Commissione nazionale Grandi rischi, l’organismo che a pochi giorni dal terremoto delle 3,32 del 6 aprile 2009 rassicurò gli aquilani rispetto alle possibili conseguenze dello sciame sismico, atteggiamento che è finito sotto i riflettori della procura aquilana. Chissà quante volte in questi due anni e mezzo i sopravvissuti hanno pensato che se ci fosse stato un allarme più deciso sotto quelle macerie sarebbero rimasti solo libri e suppellettili.

Il prossimo appuntamento nelle aule di giustizia è il 20 settembre, quando si aprirà la fase dibattimentale del processo che vede imputate le persone che a vario titolo potrebbero aver avuto responsabilità nel crollo della Casa dello studente. Anita e altri colleghi e amici assicurano che saranno presenti, perché se da un lato c’è la voglia di lasciarsi alle spalle il dolore, dall’altro è forte la necessità che su quella vicenda si scriva un finale che scacci via quel senso di profonda ingiustizia rimasto appiccicato addosso assieme all’orrore di quella maledetta notte.