la stampa, indagine università di massa

la stampa, indagine università di massa

Dov’è finita l’università di massa se calano le iscrizioni e l’istruzione torna ad essere un lusso? A rispondere alla domanda è stato il quotidiano La Stampa che è partito dal divario crescente tra la media Ocse e l’Italia per il numero di laureati e studenti universitari.

Secondo i dati diffusi oggi dal quotidiano piemontese, negli ultimi cinque anni il calo delle iscrizioni universitarie in Italia corrisponderebbe a circa 40 mila matricole.

“Se cinque anni fa a iscriversi all’università era il 73 per cento dei diplomati, oggi lo fa meno del 60 per cento dei diplomati”, dice La Stampa. Una situazione confermata, del resto, dall’ultimo rapporto annuale sullo stato del sistema universitario in Italia, che ha messo in luce un crescente calo delle iscrizioni insieme all’aumento degli studenti fuori corso.

Un altro aspetto che emerge dall’indagine del quotidiano La Stampa è quello dell’accesso asimmetrico al diritto allo studio. Tra gli iscritti nelle università italiane, infatti, sarebbero più gli studenti che hanno alle spalle famiglie benestanti e genitori laureati, che quelli appartenenti a fasce di reddito basse con famiglie poco istruite. Sintomo, che le borse di studio non sono sufficienti, e che è ancora la cultura della famiglia di appartenenza a incidere sulla scelta tra l’università e il lavoro dopo il diploma.

Questa tendenza, è confermata anche dall’ultima indagine di Almalaurea sui diplomati, indagine che ha riscontrato come l’asimmetria nell’accesso all’istruzione inizi in realtà molto prima, tra i banchi delle scuole superiori. Tuttavia, l’indagine di Almalaurea interpreta in modo positivo il fatto che ancora la maggior parte dei diplomati scelga l’università dopo la maturità.

Resta il fatto che, tra gli iscritti all’Università, sono proprio gli studenti “poveri” che cercano faticosamente di conciliare studio e lavoro, andando ad innalzare la percentuale di studenti-lavoratori e lavoratori studenti – a seconda che lo studio sia l’attività principale o viceversa – e molto spesso contribuendo al complessivo aumento dei fuoricorso.

Insomma, forse non è del tutto corretto dire che in Italia l’Università è tornata ad essere un lusso per pochi. Ma sicuramente il quadro è quello di un sistema rallentato e non proprio democratico, dove a sparire non è solo la vocazione di massa, ma anche l’idea della carriera”fast” ispirata dalla riforma del 3+2.