Jovanotti, il dolore per il giovane ucciso dal crollo del palco

Tante voci di cordiglio si sono levate in questi giorni intorno alla morte sul lavoro di Francesco Pinna, 20 anni volati via in attimo sotto il peso dell’enorme palco che stava montanto lunedì al PalaTrieste per il concerto di Jovanotti. E insieme al dolore, qualche polemica sulla sicurezza e sulla precarietà del settore.

Ma non era un lavoro improvvisato o irregolare quello di Francesco, studente al primo anno di ingegneria all’Università di Trieste; il suo era un contratto regolare, chiesto e ottenuto anche per la gioia e la passione di seguire i grandi eventi live.

Momenti di grande musica come quello che stava contribuendo a costruire, prima che la grande macchina scenica collassasse sugli operai al lavoro. “Francesco Pinna è morto costruendo una festa – ha commentato su Facebook Lorenzo Jovanotti Cherubini, scegliendo di affidare alla rete la risposta alle polemiche di questi giorni – Le strumentalizzazioni sono fuori luogo e mi feriscono perché inducono a pensare che nel mio tour ci sia del lavoro nero o sottopagato”.

Il cantante sottolinea che quello di Francesco era un lavoro a giornata ed era assunto con contratto regolare da una cooperativa triestina che faceva da supporto allo staff che segue Jovanotti nel suo tour. Spesso sono proprio ragazzi e studenti universitari a fare lavori di questo genere, per guadagnare qualcosa e stare a contatto con la musica. “Io personalmente pretendo sempre che tutti quelli coinvolti anche indirettamente in un lavoro che riguardi la mia musica siano sempre tutelati in ogni forma e anche in questo caso era così” prosegue Jovanotti, che parla di una fatalità difficile da prevedere.

La dinamica in effetti è ancora al vaglio della magistratura: occorreranno almeno due settimane per completare le indagini e tutti gli accertamenti tecnici dei periti, solo allora potrà essere liberato il parquet del PalaTrieste. “Preferiamo muoverci bene, per appurare le cause del crollo, piuttosto che in velocità” ha spiegato all’Ansa Michele Dalla Costa, procuratore capo di Trieste.