Nina Zilli

L’Università Iulm di Milano ha deciso di sporgere querela nei confronti della cantante Nina Zilli ritenendo offensivi i contenuti di una sua intervista rilasciata al settimanale Vanity Fair a pochi giorni dal Festival di Sanremo appena concluso, dove ha portato il brano “Per sempre”.

L’ateneo ha diramato una nota in cui spiega che le parole riportate nell’articolo la “signora Maria Chiara Fraschetta, in arte Nina Zilli, di professione cantante” sono lesive dell’immagine e della storia della Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm, denigrando il corso di laurea a cui si è iscritta e che ha frequentato.

La cantante nata a Piacenza nel 1980, nota per la sua schiettezza, nell’intervista esclusiva a firma di Andrea Scarpa ha raccontato della sua esperienza negli Stati Uniti dopo il diploma e ha poi lamentato di essere uscita dal corso di studi dell’ateneo di Milano con l’impressione di aver studiato “aria fritta, o come dico io stronzologia“.

La tesi della Zilli, che da Sanremo è statscelta per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2012. riguardava le subculture giovanili e alla Iulm la Zilli aveva frequentato il corso di laurea in relazioni pubbliche, specializzazione in consumi e pubblicità.

Il rettore Giovanni Puglisi ha espresso nella nota rammarico per il giudizio che la Zilli dà del suo titolo di studio e dell’università che le ha consentito di conseguirlo, annunciano quindi l’intenzione di proporre querela “nei confronti della stessa signora Fraschetta e della testata” che ha ospitato le dichiarazioni a giudizio dell’ateneo “infamanti”.

Al di là degli annunciati risvolti di natura giudiziaria e dei toni utilizzati dalla cantante, la vicenda ha riaperto il dibattito sull’utilità ai fini della ricerca di un’occupazione di alcuni titoli di studio come quelli che hanno a che fare con l’area della comunicazione. Memorabile, almeno per gli addetti ai lavori, la frase dell’ex ministro dell’Università Mariastella Gelmini, che nel corso della trasmissione televisiva Ballarò bollava come inutile la laurea in Scienze della comunicazione.