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Era il 2003 quando con un decreto voluto da Giulio Tremonti veniva istituita la Fondazione di diritto privato Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, generando reazioni diverse tra apocalittici, che additavano l’ente come una anomalia in termini di finanziamenti e prestigio mancato per gli enti pubblici di ricerca, e “integrati” che invece lo consideravano un nascente polo di eccellenza.

A far tornare attuale una polemica col tempo sommersa ma mai digerita è Francesco Sylos Labini, fisico del Centro di ricerca Enrico Fermi di Roma, che ha messo a confronto diversi centri di ricerca pubblici, tra cui Ingv, Cnr, Infn, Iit e Inaf, assegnando un ranking negativo all’Istituto Italiano di Tecnologia.

Pessima trasparenza gestionale, poche pubblicazioni e costi molto elevati, fino ad arrivare su alcune cifre a cinque volte i finanziamenti forniti agli altri enti analizzati. Questo le accuse principali mosse dal fisico del Fermi, il quale avrebbe rilevato nella sua discussa ricerca una media dello 0,34% di pubblicazioni per ogni ricercatore e che il costo di una ricerca di livello internazionale dell’Iit è il triplo di quello di una ricerca analoga dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), struttura italiana che si colloca al primo posto nella sua classifica.

Attraverso dati incrociati tra personale ricercatore, numero di pubblicazioni e costi, Sylos Labini ha stimato che il costo medio di una pubblicazione si aggira intorno ai 363 mila euro, contro gli 11 mila euro dell’Istituto di fisica nucleare. A replicare alle accuse di costituire “una vergogna per la ricerca” in Italia ci ha pensato il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani, il quale aveva già in passato giustificato una posizione non ottimale nei ranking internazionali con la recente istituzione dell’istituto.

Nel caso di questa classifica, Cingolani ha innanzitutto lamentato una questione di metodo. Sylos Labini avrebbe comparato il numero di ricercatori del 2010 con il numero di pubblicazioni avvenute nel 2009. Il fisico del Centro Enrico Fermi controreplica rincarando la dose e cogliendo l’occasione per denunciare l’opacità della gestione dell’Iit, considerando che, ha sottolineato, “mi sono basato sui dati raccolti e comunicati dall’istituto a riviste internazionali”.