Istituti tecnici superiori

Prosegue l’attività di messa a punto e finanziamento per gli Istituti tecnici superiori, terza possibile scelta post diploma dopo lavoro e università. Stanno partendo proprio in questi giorni le selezioni nei 59 Its presenti in tutta Italia. Gli istituti sono fondazioni pubblico-private che formano in un biennio “supertecnici” nel terziario non accademico in sei aree tecnologiche.

Sono già 750 le domande per i primi 15 Its che hanno pubblicato il bando di ammissione. Il Miur stima che entro ottobre saranno esaminate dalle commissioni oltre 5.000 richieste. Una modalità per far incontrare domanda e offerta nel mondo del lavoro.

La ragione della loro nascita la spiega il ministro Gelmini: “Gli Its vogliono costituire un valido strumento per conseguire gli obiettivi di Italia 2020 per l’occupabilità dei giovani”. Il diploma tecnico, oltre a offrire solide basi per entrare nel mondo del lavoro, dà la possibilità di proseguire gli studi all’università.

Ma anche questo capitolo dell’istruzione mette in evidenzia il divario tra Nord e Sud: il Nord la fa da padrone con oltre la metà degli istituti presenti nella Penisola. Quattro in Liguria, sette in Lombardia e Emilia Romagna, sei in Veneto, tre in Piemonte, due in Friuli Venezia Giulia. Segue il centro con tre Its nelle Marche e in Toscana, uno in Umbria, sette nel Lazio.

Nel Mezzogiorno, invece, saranno cinque gli istituti siciliani, tre quelli in Campania, Abruzzo e Puglia, uno in Molise e Sardegna. Eppure i ragazzi senza lavoro al Nord sono il 20 per cento (contro il 29,6 della media europea), mentre al Sud si arriva al 38,8 per cento. Qui, dunque, una maggiore diffusione degli Its sarebbe più utile e importante.

Anche questo dato, invece, almeno per ora continuerà a far segnare flussi di emigrazione interna, con i giovani delle regioni meridionali costretti a trasferirsi e a trovare lavoro al Nord. Le conseguenze le conosciamo bene: meno energie fresche e l’economia del Meridione continuerà a ristagnare.