Protesta precari

Dopo la dichiarazione del premier Monti sulla montonia del posto fisso e il suo esortare i giovani ad accettare le sfide, la reazione dei precari e dei disoccupati è stata rabbiosa e la Rete – social network e blog – l’ha di nuovo raccolta, condivisa e propagata.

I post Twitter hanno sottolineato il divario generazionale tra Monti e i suoi interlocutori, come se alla base ci fosse una profonda incomprensione della realtà dei giovani e della loro impossibilità di scelta: “La monotonia sono i no all’accesso al credito, il non poter fare figli, non arrivare alla fine del mese, non sapere cosa ci aspetta. So cosa voleva dire Monti, ma l’ha detto male”; “Monti dipinge una realtà che i giovani già vivono. In 10 anni ho cambiato 6 città, 10 case, 5 lavori”. Soprattutto i precari rispondono che nessuno ha la pretesa di un posto fisso, né tantomeno la presunzione di rifiutare posti di lavoro a breve termine: “Gli unici in Italia che hanno ancora il mito del posto fisso sono gli istituti di credito e le finanziarie”; “Monti, tu il posto fisso ce l’hai ma ricordati che rappresenti tutti quelli che non lo hanno! Fai in modo che il tuo operato non diventi monotonia”.

Il blog “I segreti della casta”, rivolto al presidente del consiglio e ai ministri Fornero e Cancellieri che con i loro commenti hanno rinvigorito le polemiche, si chiede: “Perché Monti e alcuni dei suoi principali ministri, i cui figli sono tutti iper-garantiti da contratti e redditi di primo livello, continuano questa campagna denigratoria verso le rigidità dei giovani precari? Fa parte della strategia comunicativa per cancellare l’articolo 18!?”

È vero che secondo una recente ricerca dell’Ispo, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, sul rapporto tra giovani dai 18 ai 34 anni e ricerca dell’occupazione, uno su tre ambisce al posto fisso come priorità assoluta, anche rispetto allo stipendio percepito. In ogni caso però le aspettative si scontrano con la situazione reale: i dati Istat di settembre 2011 dimostrano infatti che in Italia le persone prive di un lavoro stabile sono oltre 2,7 milioni e la fascia con la percentuale più alta di contratti a termine è quella dei giovani – il 47 per cento tra gli under 25. Inoltre aumentano i precari: tra il terzo trimestre 2010 e quello del 2011 la percentuale è cresciuta di 7,6 punti, cioè 166 mila unità. Anche volendo, dunque, per i giovani italiani è praticamente impossibile adagiarsi alla comodità del posto fisso, poiché rimane un’aspettativa irraggiungibile per la maggior parte di loro.

Su Facebook la polemica dei gruppi di precari e disoccupati è pungente e ironica, ma sempre amara. La pagina di San Precario ha pubblicato un link sul significato della precarietà: “La precarietà stanca perché essere precari sul lavoro vuol dire essere precari nella vita, significa che precario è il tuo equilibrio. Essere precari sradica; il lavoro va rincorso, spesso con la valigia in mano. Vogliono fregarci: lo chiamano nuovo mercato del lavoro, fine della chimera del posto fisso, flessibilità, meritocrazia. Perché non si dovrebbe lavorare a progetto, ma si dovrebbe lavorare al proprio progetto. I lavoratori diventano come passeggeri che attraversano una stazione”.