Maschi e femmine

Maschi da una parte, femmine dall’altra: le università iraniane sono sempre più vicine alla segregazione sessuale. Chi conosce Persepolis (il film o il fumetto) ricorderà l’Iran moderno, spazzato via dalla rivoluzione del 1979, in cui la piccola protagonista frequentava una scuola mista bilingue. Ma la separazione degli studenti per genere, divenuta subito operativa per i cicli scolastici inferiori, sembra ora fare ingresso anche negli atenei.

Un buon numero di università ha già annunciato la predisposizione di corsi separati per maschi e femmine e il governo ha risposto che altre iniziative in questo senso da parte di altri atenei saranno le benvenute. Il rettore della Allameh Tabatabai University di Teheran, Seyed Sadredin Shariati, ha annunciato a gennaio che la separazione degli studenti per genere sarà implementata per i corsi seguiti da un ampio numero di studenti, mentre pare che il dipartimento di Ingengeria dell’Università di Mashhad abbia imposto la segregazione in 49 corsi e laboratori dall’inizio dell’anno accademico.

Già da molto tempo, nelle aule universitarie maschie e femmine siedono in file separate e anche le biblioteche e le mense hanno aree distinte in base al genere sessuale. Il timore ora è che separare le classi significhi fornire alle donne una qualità di insegnamento inferiore, ma le autorità assicurano che si tratta solo di diversificare le lezioni, non i contenuti.

Richieste per la segregazione sessuale all’interno delle università erano già state sollevate dalle autorità religiose del Paese nell’ultimo decennio, ma rifiutate dal governo per via dei costi cui si sarebbe andati incontro “sdoppiando” le strutture. Secondo dirigenti del ministero l’avallo del governo costituirebbe, in sostanza, la risposta ad una “domanda dal basso” da parte di insegnanti e studenti, già applicata nella pratica quotidiana.

La pensa diversamente Hadi Ghaemi, direttore di International Campaign for Human Rights in Iran (Ichri), secondo il quale il provvedimento è stato preso solo ora perché il regime è più saldo e sente di poter fronteggiare la reazione studentesca. “Tutto questo – ha detto Ghaemi al sito University World News – rientra in un piano di politiche discriminatorie di genere, con lo scopo di rendere più difficile alle donne l’accesso agli studi universitari”. Secondo i dati in possesso di Ichri, sono sempre di più le ragazze che vedono nello studio la “strada per una maggiore libertà”: la presenza femminile nelle università iraniane rappresenta ormai il 60 per cento degli iscritti.