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È confermato il tesoretto di 50 milioni di euro al Servizio Civile. Un risultato che premia gli sforzi del Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi e una boccata di ossigeno che riaccende le speranze dei giovani.

La decisione di non investire sulla ricerca, settore già provato dalla fuga di cervelli all’estero, la riforma universitaria che aveva portato in piazza la protesta di milioni di studenti e infine i tagli al servizio civile, sembravano lo specchio di un’Italia immobile e miope nel supportare la formazione dei giovani.

Ora, invece, la mossa del ministro Riccardi risolleva gli animi dei giovani e dei 14,000 enti che fanno parte del circuito del servizio civile, che potranno depositare i progetti per il nuovo bando dal 1 settembre al 31 ottobre 2012, mentre le partenze sono previste per settembre 2013.

Abbiamo parlato di questo e di altro con il Dott. Raffaele De Cicco, Direttore Generale per il Coordinamento del Servizio Civile Nazionale, in un’intervista rilasciata in esclusiva a Universita.it. De Cicco è apparso visibilmente contento per la buona notizia.

Dottor De Cicco, il Ministro Riccardi è riuscito a trovare i 50 milioni promessi al Servizio Civile Nazionale. Come commenta questa notizia?

Non posso che essere particolarmente felice della fiducia e della sensibilità dimostrate dal Ministro Riccardi nei nostri confronti. Aspettavamo con ansia questa notizia e siamo pronti a utilizzare questi fondi da subito. Grazie ai nuovi finanziamenti potremo continuare quel percorso che abbiamo avviato nel 2001, anno di istituzione del Servizio Civile Nazionale. Un percorso che, purtroppo, aveva subito una battuta d’arresto nel 2012, quando il bando era stato sospeso. Sarebbe stata una ulteriore sconfitta per i ragazzi.
Vede, pur condannando l’atteggiamento violento dimostrato da alcuni durante le manifestazioni universitarie, comprendo come l’incapacità di parlare la lingua delle istituzioni e di impugnare le armi giuridiche corrette possa creare grande frustrazione e come questa possa poi sfogarsi nel lancio di un sasso.

Dal canto vostro, come vi state muovendo per assicurarvi maggiore campo di azione e di influenza nel Governo allo scopo di attrarre più fondi?

In questi mesi non siamo rimasti a guardare e abbiamo cercato di aprire un dialogo con le istituzioni. Vi posso dire in esclusiva che abbiamo raggiunto un accordo di fusione tra Servizio Civile e Dipartimento della Gioventù. Ma per il decreto ufficiale bisognerà aspettare, perché la bozza è attualmente all’esame delle parti sindacali.

Questo darebbe a entrambi gli enti una maggiore potenza di fuoco, sia attuativa che economica, ed è un’ottima notizia per i giovani, che hanno sofferto più di tutti a causa dei tagli.

Assolutamente sì. La concretizzazione di questa visione si tradurrebbe in termini pratici in maggiore influenza all’interno delle istituzioni di quegli organi che salvaguardano le opportunità dei ragazzi ogni giorno. I ragazzi avrebbero una voce più forte e chiara con cui comunicare alle istituzioni.

Se avesse 20 anni, cosa vorrebbe sentirsi dire per tranquillizzarsi e pensare che tutto ciò era necessario e andava fatto?

Mi vorrei sentir dire che aumentano i finanziamenti per l’università, la ricerca e il servizio civile; non esiste una via di mezzo. Solo così si può unire la società della conoscenza alla società della repubblica.
Il servizio civile è fondamentale per il rafforzamento della società civile, perché concretizza la pratica della democrazia e porta i ragazzi a parlare la lingua delle istituzioni e diventare cittadini attivi. Grazie ad esso, studiano teoricamente e praticamente l’Educazione Civica e sviluppano una profonda conoscenza delle istituzioni e dei canali attraverso i quali si comunica con esse.

Come potrebbe svilupparsi, invece, il rapporto con un altro vostro vicino interlocutore: l’Università. Come creare più connessione fra il servizio civile e il mondo universitario?

Punti di contatto con il mondo universitario ci sono già come il riconoscimento del servizio civile come credito formativo o addirittura come tirocinio professionale, ma possiamo fare altro.
Ad esempio, creare una categoria di formatori specializzati sulla formazione ai ragazzi, che escano proprio da un corso universitario interdisciplinare a cui possano accedere sia diplomati che laureati. Mi piacerebbe che l’Università e gli specialisti del pensiero ci aiutassero a capire meglio cos’è il servizio civile nazionale, ad approfondire la nostra mission e a comunicarla all’esterno, perché all’esterno dei nostri uffici non è ancora chiaro cosa facciamo.

A questo proposito, Dottor De Cicco, ci spiega perché i giovani universitari dovrebbero diventare volontari? Cosa offre loro un’esperienza di questo tipo?

Fino ad oggi abbiamo formato circa 300,000 giovani grazie al Servizio Civile. Partecipano a progetti di pubblica utilità e operano in ambiti come la cooperazione internazionale, la conservazione del patrimonio artistico, l’assistenza ai disabili. È una grande occasione per loro di diventare cittadini attivi e partecipi ed imparare come funzionano le istituzioni, gli enti, le ONG, ma non solo. Assistere alle riunioni delle cooperative, recarsi nei comuni, essere presenti nei momenti decisionali sono sfide che fanno acquisire ai ragazzi conoscenze e competenze manageriali. In questo modo possono diventare leader capaci di pontificare il divario di comunicazione tra Università e Istituzioni, difendendo la democrazia dal tessuto civile e compensando le difficoltà che le istituzioni affrontano in questo momento di profonda trasformazione storica.