Giovanni Allevi

giovanni alleviPosto fisso monotono, fuoricorso sfigati, giovani che vogliono stare con mamma e papà, diritto allo studio a rischio e la crisi economica a peggiorare la situazione. Alle porte della “settimana italiana della musica”, quella in cui, da più di sessant’anni, l’attenzione è focalizzata sul Festival di Sanremo, Universita.it ha parlato di tutto questo e altro ancora con Giovanni Allevi, il sempre giovane e innovativo musicista e maestro che peraltro ne 2009 aveva aperto proprio una serata di Sanremo.
Giovanni Allevi, oltre a essere pluripremiato come pianista e compositore, è stato di recente insignito del premio “Laureato dell’anno” dall’Università di Macerata, dove il musicista si è laureato in Filosofia nel 1998, all’età di 29 anni.

Allevi, come ha accolto la notizia che la sua università, quella di Macerata, le avrebbe conferito il titolo di Laureato dell’anno? Avrà riaperto uno squarcio sulla sua esperienza da studente…
Sono più che onorato del riconoscimento! E tra i miei ricordi da studente mi è subito tornato alla mente il fatto che non andavo agli esami se non sapevo assolutamente tutto. Forse oggi affronterei l’università con più velocità, perché comunque la vita vera inizia dopo.

Per il viceministro Michel Martone gli studenti fuoricorso a 28 anni sono “sfigati”. Cosa ne pensa?
Anche io lo sono stato, eppure anche un ex studente “sfigato” può ricevere il premio “Laureato dell’anno”!

Come pensa che i giovani debbano cercare di uscire da questo momento storico ed economico decisamente difficile?
Acquisendo una mentalità nuova, che vede nella crisi un momento di passaggio necessario, che ci permette di entrare in contatto con le nostre aspirazioni e le nostre energie nascoste. L’importante è non cedere alla tentazione di aspettarsi che qualcosa cada dall’alto, dalle istituzioni. I sognatori hanno solo bisogno della propria creatività, ed è quella a generare delle conseguenze.

Crede che in Italia il diritto allo studio sia adeguatamente garantito?
Forse no, ma è anche vero che se io sento di voler apprendere qualcosa, e lo desidero con tutto me stesso, non credo che ci siano ostacoli ai miei desideri. Facevo otto ore di treno per andare a lezione di pianoforte…

Molti giovani “fuggono” all’estero in cerca di lavoro e opportunità: crede che sia l’unica soluzione per farcela? Cosa pensa della cosiddetta “fuga di cervelli”?
Un paio di anni fa, il giorno prima del mio concerto a Zurigo, incontrai per caso un gruppo di giovani italiani. Tra questi c’era un ragazzo molto timido e mingherlino. Quando gli chiesi cosa facesse, mi rispose: “immagina di avere a sinistra un cip elettronico e a destra una cellula nervosa. Io “devo” trovare il modo di farli comunicare tra loro. Non ci dormo la notte, è la mia ossessione! Ti immagini quali progressi in campo medico potrebbero scaturire dalla possibilità che loro comunichino? Qui a Zurigo c’è il laboratorio dove posso svolgere questa mia ricerca! Tutti i giorni sono lì, davanti al mio cip e alla mia cellula”. Mentre mi raccontava tutto questo, appoggiato alla balaustra di un ponte, con i suoi abiti dimessi, aveva gli occhi che brillavano. Io non ho pensato “poverino, deve stare lontano da casa”, ma ho visto in lui una persona a servizio dell’umanità, un ragazzo che si trovava al posto giusto al momento giusto. Allora ho pregato che l’Universo lo proteggesse e che si realizzasse il suo sogno!