ability

Un Nokia University Program decisamente al femminile quest’anno, che ha visto sul podio il team composto da tre ragazze con il progetto E-School, e a seguire un altro team composto da giovani studentesse di psicologia dell’università di Milano che ha progettato “ABility”.

All’applicazione è stato riconsciuto per il premio speciale Nokia-Ibm che viene conferito a progetti mirati a facilitare l’accesso ai servizi da parte delle persone disabili. Ylenia Canavesio, Federica Confalonieri, Virginia Eleonora Di Rocco e Martina Gervasini dell’Università Cattolica di Milano hanno raccontato a Universita.it in cosa consiste ABility, facendo un bilancio dell’esperienza all’interno della competition.

Cosa vi ha spinto a partecipare al Nokia University program?
L’iscrizione al Nup è stata dettata dalla volontà di confrontarci con le idee di altri studenti di altri atenei e di sfruttare la possibilità di metterci alla prova al di fuori di un contesto prettamente didattico, relazionandoci con un’importante azienda come Nokia.

In che modo la vostra applicazione facilita persone disabili?
ABility favorisce la possibilità di comunicazione, sia scritta sia orale. Abbiamo deciso di focalizzarci sulla comunicazione perché fondamentale nella vita di ciascun individuo, migliorare le carenze in tale ambito riteniamo possa apportare un miglioramento della qualità della vita. Acquisendo maggiori capacità di eloquio, sia in correttezza espressiva sia in complessità dei concetti espressi, l’individuo disabile riesce a integrarsi maggiormente nel contesto sociale e lavorativo andando a realizzare quei bisogni propri di ciascuno di noi.

Credete che ci sia sufficiente attenzione per questa tipologia di app?
In Italia ci si occupa poco della questione, molto più sentita all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove le applicazioni rivolte a individui con deficit linguistici sono più numerose e vengono pensate per tutte le fasce di età. L’inserirsi di ABility in un mercato in sviluppo come quello delle app e delle nuove tecnologie e avere un target specifico risulta quindi essere un punto di forza della nostra applicazione.

Cosa rispondete a chi pensa che le donne siano molto meno sensibili alle tecnologie?
Che in quanto a sensibilità gli uomini non ci possono sicuramente battere! Siamo altamente consapevoli delle risorse e possibilità che le nuove tecnologie offrono, la sensibilità sta nel come vengono utilizzate, con quali scopi. Per quanto ci riguarda, il percorso di studi affrontato ci ha permesso di sviluppare un’attenzione particolare all’altro, pertanto riteniamo di avere un quid in più rispetto ad altre categorie professionali che invece si occupano solamente di tecnologia sterile.

Quali sono i vostri profili?
Il nostro profilo professionale è prettamente umanistico. Siamo donne e non laureate in facoltà scientifiche! Siamo laureate in psicologia dello sviluppo e della comunicazione e, ad apportare la componente più tecnologica ma sempre con un’attenzione umanistica, una di noi è laureata in scienze della formazione e dei new media, tutte all’Università Cattolica di Milano.

E i vostri obiettivi professionali?
Avendo ricevuto una formazione molto ampia i nostri interessi e obiettivi professionali si diversificano molto. Le competenze acquisite ci permettono di spaziare dal campo della nuove tecnologie, come nel caso di ABility, alla ricerca, all’usabilità delle nuove tecnologie, alla psicologia del traffico e al benessere degli individui.