Innovazione

Gli Stati Uniti e il Giappone hanno un vantaggio ormai irrecuperabile, ma l’Italia e perfino tutta l’Unione Europea perdono terreno, inesorabilmente e nemmeno troppo lentamente, anche rispetto agli emergenti Cina e Brasile. La competizione in questione si gioca sul terreno dell’innovazione, chiave di volta per rispondere con efficacia alla crisi economica globale.

Basti pensare che in fatto di innovazione i risultati degli Stati Uniti, dove non a caso il presidente Obama parla di “momento Sputnik“, e del Giappone sono superiori almeno del 40% rispetto alla media dei 27 Paesi Ue. E la performance della Cina aumenta del 7% all’anno mentre quella dell’Europa meno di un punto percentuale annuo. Ciò significa che in meno di quindici anni Pechino potrebbe battere molti stati europei.

Ad oggi i 27 Paesi Ue possono vantare di superare solamente Russia e India in fatto d’innovazione. E gli impegni che l’Europa ha assunto dichiarando di voler raggiungere il target del 3 per cento del Pil per gli investimenti in ricerca e innovazione, restano per ora semplici dichiarazioni d’intenti.

Sul fronte dell’investimento in innovazione l’Italia non è certo tra i Paesi che “tirano il carro”. Gli studi condotti dalle istituzioni comunitarie dividono i “magnifici 27″ in quattro gruppi: innovatori modesti, innovatori moderati, inseguitori dell’innovazione e leader dell’innovazione. L’Italia si colloca nel secondo gruppo. Dal basso. Nel gruppo degli innovatori moderati l’Italia fa meglio del Portogallo ma è stata superata dalla Grecia e dalla Repubblica Ceca.

Di buono per il nostro Paese c’è l’aumento di neolaureati ma il medesimo trend si registra anche nel resto del mondo. Il nostro male invece deriva dai modesti investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo e dagli scarsi legami tra le imprese. E forse anche dalla scarsa attenzione dello stesso Stato al settore ricerca e innovazione. Ma da chi è composto il podio degli innovatori europei? Come da tradizione, Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania. Chi è messo peggio di noi, i cosiddetti “Paesi in ritardo” sono invece Romania, Lettonia, Bulgaria e Lituania.