Inghilterra babysitter maschio

Il Norland College di Bath (Inghilterra), una delle scuole più famose al mondo per la formazione nella puericultura, ha accolto il suo primo studente maschio: il diciottenne Michael Kenny si è infatti iscritto per ottenere, insieme a 48 compagne, la laurea come “babysitter”. L’aveva preceduto il giapponese Katsiki Yuzawa, che però si era fermato al conseguimento del diploma.

Curiosa ma al passo con i tempi la storia di Michael: aumenta infatti un po’ ovunque il numero dei babysitter maschi, che si dimostrano all’altezza del proprio compito tanto quanto le più tradizionali bambinaie. D’altronde, in un mondo sempre più attento alla parità dei sessi, l’interesse maschile per professioni da sempre riservate alle donne non può che essere ben accolto e risponde efficacemente alle necessità della società contemporanea, in cui la donna stessa ha assunto molti ruoli tipicamente maschili.

Al Norland la formazione è uguale per tutti: in quattro anni gli studenti vengono formati in Abilità creative, Economia domestica e Capacità pratiche, svolgono tirocini e si dedicano per un intero anno al lavoro vero e proprio come “nanny” (cioè tata o babysitter), con tanto di valutazione da parte dei genitori dei bimbi seguiti. Inoltre, ogni studente segue corsi di guida consapevole, primo soccorso pediatrico e igiene. Infine, i neolaureati firmano un Codice di Responsabilità Professionale che saranno tenuti a rispettare sempre.

Ne vale la pena? Certamente sì, almeno in termini economici, poiché una “Norland nanny” guadagna mediamente 30mila sterline annue. Non è questo, però, ciò a cui mira Michael Kenny, il cui sogno è diventare insegnante di puericultura. Prima di questo traguardo prevedere di fare il babysitter per alcuni anni, cosa che gli è congeniale, tant’è vero che la sua passione per questa professione è nata durante un lungo periodo di insegnamento in un orfanotrofio ugandese.

Nell’attesa che le orme di Michael siano calcate da tanti altri aspiranti babysitter, la Norland ha già modificato il proprio dress code, inserendo una divisa maschile composta da giacca, pantaloni e cravatta in tinta con il tradizionale abito beige delle studentesse. Sarà solo un dettaglio, ma dimostra che la porta è aperta: a volte basta poco per realizzare grandi cambiamenti.