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La causa principale della fuga dei cervelli dall’Italia? Non è la necessità di sfuggire alla crisi, ma il desiderio di migliorarsi. Secondo un’indagine condotta dal Global Governance Programme dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, in collaborazione con altre università del Vecchio continente, gli italiani emigrano soprattutto per arricchire il curriculum e per fare carriera, e non – come si potrebbe pensare – per la congiuntura economica che il Paese attraversa da qualche anno. Il quadro relativo al fenomeno della fuga di cervelli è stato delineato prendendo in esame 7mila individui che hanno lasciato i cinque Paesi Piigs: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.

L’identikit dei cervelli italiani che emigrano all’estero è piuttosto chiaro: hanno meno di quarantacinque anni, una laurea o anche un master e sono soprattutto ingegneri o ricercatori. Le mete preferite sono Gran Bretagna, Germania e Belgio. Secondo i dati dell’indagine, solo il 13 per cento decide di lasciare l’Italia perché qui non ha un’occupazione: la fuga dei cervelli nostrani è frutto in gran parte dell’aspirazione ad arricchire il proprio curriculum (37 per cento), trovare opportunità migliori (36 per cento) e fare nuove esperienze (31 per cento).

In altri Paesi – come la Spagna e il Portogallo – le cose, invece, vanno diversamente: il 30 per cento dei cervelli in fuga spagnoli e il 20 per cento di quelli portoghesi sono costretti a emigrare all’estero a causa della disoccupazione. Insomma, per loro si tratta di reale necessità di trovare un’occupazione e non tanto del desiderio di migliorarsi e far acquisire valore al proprio curriculum. Rispetto a queste realtà, il nostro Paese “tiene meglio davanti alla crisi. Il flusso in uscita dei lavoratori qualificati – dichiara Anna Triandafyllidou del Global Governance Programme – si mantiene abbastanza costante con un aumento, tuttavia, negli ultimi due anni”.

La vocazione tutta italiana a cercare altrove fortuna professionale si è accentuata sicuramente in questo periodo di difficoltà economiche, ma era comunque preesistente: “Il 20 per cento di chi ha risposto – aggiunge Triandafyllidou – aveva lasciato l’Italia prima del 2007, segno che la crisi non ha influito sulla decisione”. Al contrario di quanto si è verificato in Spagna, Portogallo e Grecia, dove un terzo di chi è emigrato con una laurea nel curriculum lo ha fatto nel solo 2012, proprio a causa delle mutate condizioni economiche. L’indagine ha rivelato infine che, sebbene si differenzino per le cause che spingono all’emigrazione, Italia e Paesi iberici risultano simili fra loro riguardo, invece, all’età e al livello d’istruzione dei cervelli in fuga.