Indagine AlmaLaurea sulla conoscenza dell'inglese dei laureati 2013

Come se la cavano i laureati italiani con l’inglese? Secondo la banca dati di AlmaLaurea, il 60 per cento dei giovani che hanno concluso un ciclo di studi universitario ha una conoscenza della lingua di livello da intermedio a fluente. Il consorzio interuniversitario ha estrapolato queste informazioni dai questionari compilati dai laureandi per fornirle alla Commissione Europea, che ha da poco lanciato il progetto “Istruzione superiore europea nel mondo”, finalizzato a far acquisire ai laureati le competenze internazionali – tra cui anche quelle linguistiche – necessarie per poter lavorare ovunque nel mondo.

Nel dettaglio, dall’indagine di AlmaLaurea sulla conoscenza dell’inglese da parte dei laureati emerge che il 21 per cento di loro dichiara di capire perfettamente la lingua e saperla parlare fluentemente, mentre un altro 39 per cento afferma di avere un livello di competenza tra buono e intermedio.

La seconda lingua straniera preferita dai nostri laureati è il francese, parlato a livello buono/intermedio dal 20 per cento di loro. Seguono lo spagnolo (11 per cento) e il tedesco (4,5 per cento). Solo poche migliaia, invece, i laureati che dichiarano di conoscere portoghese, russo, arabo, cinese e giapponese (sempre a livello buono/intermedio). Nonostante ciò, allargando un po’ il bacino dei dati rispetto a quello di AlmaLaurea e considerando i risultati dell’indagine del 2011 dal titolo “Language knowledge in Europe”, si scopre che l’Italia è ancora una dei Paesi UE in cui la conoscenza delle lingue straniere è più bassa.

Considerando la situazione generale della popolazione del Belpaese, infatti, la conoscenza dell’inglese crolla al 12,4 per cento, con l’Italia che viene superata da Germania, Austria, Francia, Spagna e dai Paesi scandinavi, dove la conoscenza dell’inglese è assai diffusa, tanto che in Svezia, per esempio, parla inglese il 52,5 per cento della popolazione.

Rispetto alla conoscenza dell’inglese da parte del totale degli italiani, non ci sono differenze significative fra settore pubblico e privato, mentre sono evidenti quelle tra le varie fasce di età della popolazione: nel settore pubblico, per esempio, parla inglese il 17,9 per cento per i 50-64enni, tasso che sale al 48,2 per cento tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni.

Come spiegare questo gap tra vecchie e nuove generazioni? Semplice, anche le università si stanno dando sempre più da fare per diffondere la conoscenza dell’inglese, tanto che sono in costante aumento i corsi di laurea, soprattutto di II livello, e quelli di dottorato, che si tengono interamente in inglese. Questo tipo di percorsi formativi hanno una maggiore concentrazione nelle università grandi e specialmente in quelle del Nord.

Se dunque, come sottolinea l’indagine di AlmaLaurea sulla conoscenza dell’inglese da parte dei laureati, la situazione in Italia sta migliorando sensibilmente, il Paese deve ancora colmare il divario con gli altri partner europei. Per farlo diventa fondamentale raccogliere l’esortazione del commissario UE per l’Istruzione, Androulla Vassiliou, che ha ricordato quanto per gli atenei europei sia necessario ampliare l’offerta dei corsi in lingua inglese (per attrarre gli studenti internazionali) e potenziare l’apprendimento digitale.

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