Idv contro governo Monti

L’Idv critica il governo Monti per l’assenza di riferimenti a università e ricerca nella manovra economica presentata nei giorni scorsi. La responsabile Cultura e istruzione dell’Italia dei Valori, Giulia Rodano, spiega che chi intende coniugare equità e ripresa economica non può ignorare la condizione dei giovani e dell’istruzione nel nostro Paese.

Secondo l’esponente del partito di Di Pietro per il presidente del consiglio Monti e il suo ministro al ramo, Francesco Profumo, sarebbe stato sufficiente “dare un segnale di attenzione” attraverso un provvedimento di copertura totale delle borse di studio destinate agli studenti meritevoli ma privi di mezzi economici, che per la prima volta si trovano nella condizione di aver visto riconosciuto il loro diritto a un emolumento legato al percorso di studi universitari ma non hanno ricevuto nulla a causa della mancanza di fondi.

Anche per il reclutamento dei ricercatori nelle università pubbliche, aggiunge Rodano, il governo avrebbe potuto predisporre un piano che facesse uscire tanti giovani validi da una situazione di precariato che non giova al sistema accademico e di ricerca italiano. Dal governo, spiega insomma la delegata al ramo dell’Idv, ci si aspettava un’attenzione analoga a quella giustamente mostrata nei confronti dell’Accademia della Crusca, per la cui sopravvivenza sono stanti ripristinati i finanziamenti. Stesso discorso dovrebbe valere “per invertire una tendenza al taglio indiscriminato al sistema dell’università e della ricerca, portato avanti dal duo Tremonti-Gelmini”.

L’appunto dell’Idv fa leva anche sulla necessità di recuperare il forte ritardo in questo campo denunciata di recente dal governatore della Banca d’Italia. Per questo, conclude Giulia Rodano, il suo partito chiede al governo, la cui manovra è stata criticata anche per queste ragioni dai docenti universitari del Conpass, “provvedimenti concreti che assegnino alla scuola, alla cultura, all’università, il valore e il riconoscimento che gli spetta nello sviluppo di questo Paese”. Perché chi lavora perché l’economia italiani torni a crescere non può prescindere dall’istruzione.