Rivolte studenti in Honduras

Gli studenti universitari in Honduras si stanno preparando per un potenziale confronto diretto con le forze di sicurezza governative contro la liberalizzazione piani d’istruzione presentati dal presidente Porfirio Lobo. Gli studenti promettono di resistere a eventuali incursioni militari nei campus.

La situazione è conseguenza di due mesi di proteste da parte degli studenti dell’Università Nazionale Autonoma di Honduras. I giovani stanno lavorando con i sindacati degli insegnanti che si oppongono al taglio salariale e alle pensioni che li colpirà e alla nuova riforma dell’istruzione.

L’Education Participation Law, approvata dal governo dell’Honduras lo scorso 31 marzo, sposta molto l’autorità per l’istruzione dal Governo centrale ai comuni. Gli studenti sostengono che ciò indichi un presagio di privatizzazione del settore. Ne sono tanto convinti da aver deciso di occupare il campus universitario nella capitale Tegucigalpa e le vie circostanti, bloccando arterie principali.

Ciò ha condotto le forze militari e le unità antisommossa a invadere il campus cinque volte nel mese di aprile e a colpire gli studenti con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e manganellate al fine di evacuare la struttura. Parecchi ragazzi sono rimasti feriti e sette sono stati arrestati.

Rosemary Joyce, professoressa di antropologia alla University of California che ha speso la sua carriera accademica in ricerche sull’Honduras ha spiegato che le rivolte contro le forze militari hanno avuto ed avranno serie ripercussioni. Lei crede che le intenzioni delle riforme governative siano quelle di migliorare la gestione degli insegnanti, ridurre gli scioperi e dare impulso all’apprendimento.

Gli oppositori della riforma, come Gerardo Torres, un ex studente attivista, sostengono però che questo sia il primo passo verso la privatizzazione dell’istruzione: “Stanno passando la responsabilità dell’educazione ai comuni, ma i comuni hanno già detto di non avere la capacità di gestire questa situazione da soli,” ha detto. E ha concluso: “I militari ci hanno aiutato a costruire in un giorno, un movimento che stiamo cercando di rafforzare e portare avanti per molti anni”.