Mario Monti

“Il governo Monti segni una discontinuità nel settore dell’istruzione”. È la richiesta che giunge da varie sigle sindacali e associative del mondo accademico, dai docenti ai ricercatori passando per gli studenti. Tutti preoccupati per l’ipotesi che il nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca possa conservare intatte le linee guida tracciate da Mariastella Gelmini.

GLI STUDENTI. Al prossimo presidente del consiglio, Mario Monti, gli studenti chiedono di aprire una “nuova stagione” che riconosca loro più diritti. La Rete universitaria nazionale (Run) ricorda l’importanza di un’università pubblica per garantire a tutti l’accesso all’istruzione e quindi il progresso civile e culturale del Paese. Il riferimento implicito è all’ipotesi che un nuovo ministro proveniente da un ateneo privato possa favorire questi ultimi a scapito dell’università pubblica. Per creare una cesura con la gestione del governo Berlusconi, la Run chiede al governo Monti e al suo ministro dell’Università più fondi per il diritto allo studio, snellimento burocratico e maggiore autonomia per gli atenei. “Per ottenere il riconoscimento di questi diritti – spiegano gli universitari della Rete – torneremo a scendere in piazza giovedì 17 novembre in occasione della mobilitazione globale per il diritto allo studio”.

I RICERCATORI. Di una “scelta di rottura” sul nome del nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca parlano invece i ricercatori della Rete29Aprile, i quali chiedono a Mario Monti di individuare una persona che abbia a cuore il sistema universitario e la categoria dei docenti/ricercatori. La richiesta dunque è di individuare una personalità “giovane di età e di spirito” che conosca bene questo ambito e, “contrariamente al suo predecessore”, Mariastella Gelmini, dia voce a chi dall’interno delle università chiede le riforme ma pretende che siano condivise e non calate dall’alto, per giunta animate da una logica pressoché esclusiva di contenimento della spesa. Ma la Rete29Aprile si spinge ancora oltre nel tracciare l’identikit del nuovo ministro e chiede la nomina di una ricercatrice o un ricercatore, “di ruolo o meglio ancora precario”.

IL SINDACATO. Di discontinuità e cambio di passo parla anche Mimmo Pantaleo, segretario generale di Flc-Cgil, evidenziando che se “le controriforme della Gelmini e i tagli epocali” hanno caratterizzato l’era Berlusconi, il governo Monti deve riconoscere il ruolo di “bene comune” al settore della conoscenza e rifuggire la logica delle privatizzazioni e dei tagli al diritto allo studio. Anche il sindacato dei lavoratori della conoscenza si lancia in un identikit del candidato al dicastero di Viale Trastevere, che dev’essere autorevole e indipendente e garantire “il ripristino di regole condivise nel ricostruire un sistema qualitativamente avanzato di istruzione e formazione e il rinnovo dei contratti nazionali”.

L’identikit tracciato da studenti, ricercatori e sindacati non pare andare nella stessa direzione in cui si starebbe indirizzando, secondo le previsioni del “totoministri“, il presidente del consiglio Mario Monti, che avrebbe individuato il nuovo ministro dell’Istruzione nel rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi.