giorgio tedone intervista vendita laurea internet

Negli ultimi giorni il ventiseienne romano Giorgio Tedone ha fatto parlare di sé tutti i media nazionali per aver messo il proprio attestato di laurea in vendita su Internet tramite un famoso sito di annunci. La sua storia è come quella di moltissimi altri giovani laureati che, nonostante il titolo conseguito, trovano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Ma, per nulla propenso a rassegnarsi, il combattivo Giorgio ha deciso di far sentire la sua voce con un gesto di protesta alquanto singolare. Noi di Universita.it l’abbiamo contattato per farci raccontare cosa l’ha spinto a un atto così eclatante.

Tutta l’Italia parla di te perché hai messo il tuo attestato di laurea in vendita su Internet. Credi davvero che sia così inservibile?

Le lauree in campo umanistico sono, dal mio punto di vista, inutili. Mentre al termine di un percorso in una facoltà scientifica – come può essere ad esempio Architettura – una persona è formata per entrare nel mondo del lavoro, un ragazzo che, come me, ha studiato Scienze politiche è oggettivamente inadeguato per il mondo lavorativo.

Puoi spiegarci meglio cosa intendi?

Ad Architettura hai quotidianamente a che fare con scadenze, revisioni e progetti, quindi acquisisci anche una forma mentis adeguata al lavoro; gli umanisti no, ed è normale che poi si fatichi a trovare una collocazione sul mercato. Imparo le nozioni, ma in che modo quello che ho imparato può essere applicato al lavoro quotidiano? Perché un azienda dovrebbe essere interessata a me? Qual è il vantaggio competitivo che l’assunzione di un laureato in Lettere o Scienze politiche può portare ad una azienda? In caso di assunzione avrei bisogno di un periodo di un “training on the job” in cui un tutor dovrebbe insegnarmi, oltre al lavoro, anche – e specialmente – la cultura del lavoro.

Quindi si è costretti a continuare a formarsi nella speranza di diventare più “appetibili”, non è così?

Diventa quasi obbligatorio fare un master, un master del master, una specializzazione e prendere una certificazione di lingua. E accumuli attestati e pezzi di carta necessari per farti almeno chiamare a fare il colloquio e se verrai assunto dovrai lavorare gratis perché in ogni caso hai tanti certificati ma nessuna esperienza. Quanti alberi ho contribuito ad abbattere nel nome del lavoro?
Il mio è un discorso estremo me ne rendo conto, ci sono le eccezioni ed è giusto non generalizzare troppo. Anche il contesto economico influisce molto, probabilmente in un periodo più florido saremmo qui a parlare di altro o la mia laurea sarebbe in bella mostra su un muro dietro qualche scrivania.

La decisione di mettere la tua laurea in vendita su Internet è stata presa d’impeto o ci hai pensato? Insomma, si è trattato di un gesto spontaneo dettato dalla disillusione o di un atto di protesta consapevole e meditato?

No l’atto è stato abbastanza spontaneo: è avvenuto tutto in 10 minuti. Non sono quasi mai a casa a Roma, per Natale ero tornato e ho deciso di vendere le mie collezioni di banconote e francobolli per fare qualche soldo in previsione di un viaggetto. Ho visto la pergamena e da lì la decisione di metterla in vendita è stata quasi immediata. In quei giorni ero amareggiato e deluso, è stato veramente un processo quasi istintivo.

Ti aspettavi tutto questo clamore mediatico?

No, non me lo aspettavo. Sapevo che la cosa avrebbe fatto notizia, ma non così tanto. Mi ha dato fastidio più che il clamore mediatico tutta una serie di bugie o frasi riportate male che sono uscite sui giornali. Forse ho gestito male io alcuni momenti, ma ho avuto come l’impressione che si volesse creare un caso umano piuttosto che parlare dei problemi veri e reali dei giovani di oggi.

Pensi che ciò che hai fatto e che la notorietà ottenuta ti possano aiutare dal punto di vista lavorativo?

Finora non mi hanno aiutato. Sono sincero nel dire che, dal momento che lavoro nella comunicazione, alcuni meccanismi virali li sono andati a cercare e provocare quasi in maniera scientifica nella speranza che qualche agenzia mi notasse, non per assumermi ma per lo meno per fare un colloquio. Per un po’ ci ho creduto e forse sperato, ma è anche giusto così, probabilmente trovare lavoro con il clamore piuttosto che con il merito contribuirebbe a falsare il concetto stesso di meritocrazia, che in Italia è già sufficientemente assente.

Attualmente siamo in campagna elettorale: si parla moltissimo di IMU e poco o per nulla della situazione dei giovani. Cosa ti aspetti che faccia il governo che subentrerà?

Ma in Italia i giovani sono usati come sfondo nei video elettorali per permettere al candidato di apparire meno vecchio al quarantenne che lo voterà! Siamo uno strumento, non una priorità. Gli attuali candidati hanno in media 60 anni: con quale autorità possono parlare di politiche per i giovani? Quali interessi hanno loro a sviluppare una politica economica di ampio raggio e di ampie vedute?
L’esito delle elezioni verrà deciso in Senato, per il quale i minori di 25 anni non possono votare, e più della metà della popolazione non è più giovane. Mi sembra logico (nella sua stupidità) che non si tocchino temi che abbiano a vedere con i nostri bisogni. Siamo anche il Paese dove un’altissima percentuale di cittadini non è raggiunta da Internet, che è oggi il più grande strumento di libertà e di conoscenza disponibile, ma non si parla neanche di questo.
Il dubbio che non riesco a risolvere è: la classe dirigente è lo specchio del Paese o il Paese è lo specchio della classe dirigente. Dimostriamo quotidianamente di essere un Paese vecchio, ignorante, non mi aspetto nulla dal governo che verrà.

Cosa fai attualmente e cosa speri per il futuro? Hai ancora dei sogni nel cassetto o ci hai già rinunciato?

Come dicevo prima, mi occupo di comunicazione. Adesso sto lavorando come freelance. A 26 anni rinunciare ai propri sogni non è corretto nei confronti di se stessi e sarei pazzo ad essere scoraggiato. Tutti fanno di tutto per metterti i bastoni fra le ruote, ma quando sei giovane se cadi non ti fai male.
I sogni nel cassetto ci sono e sono tanti e penso di avere tutte le capacità, la determinazione e la “maleducazione” per poter arrivare dove voglio, magari ci metterò un po’ più del previsto però ci arriverò.